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Lettera all’ex (da mandare in allegato alla querela)

Ciao,
ho scelto appositamente di non chiamarti per nome, perché il nome ce l’hanno le persone, le cose e anche il mio cane, ma gli stronzi non mi pare proprio. Quindi ti chiamerò Coso. Esatto, con la stessa importanza di un soprammobile Ikea.

Le relazioni sono sempre belle, all’inizio. Ci si piace, si esce, se ci scappa un bacio perché no, ci si mette assieme. Tutto regolare, tutto nella norma. Che poi, sinceramente, io nutrivo le stesse speranze di Di Maio di salire al Governo, ma non pensavo nemmeno di ritrovarmi a preferire di farmi Di Maio piuttosto che continuare la nostra relazione, Coso. E ti spiego.

Avendo sbagliato io da principio, chiedendoti quale fosse il tuo gusto di gelato preferito e non quali paturnie mentali ti portassi dietro dal 2004, tutto mi sarei aspettato meno che fare programmi di vita insieme dopo due ore che ti conoscevo. Nel senso: mi spiace per la tua sindrome dell’abbandono non accertata su referto, ma se avessi voluto fare la badante, sicuramente t’avrei mandato 700 euro di parcella. Ed è cosa comune a tutti voi ex, peraltro: mettersi al sicuro, farci firmare il contratto di vita per sempre. Ma chi ti conosce? Chi sei? Un divano Poltrone Sofà? Perché per questo o per una chaise longue lo firmerei anche ora.

E poi, nessuno è perfetto: ho più difetti io che la Maionchi durante un live di xFactor, lo ammetto. Quindi, a ragion di questo, mi preme darti una notizia che non è l’anagramma del mio nome, ma è giunta l’ora d’accettare: non sei il centro del mondo, al massimo il buco del culo. Voi ex ce l’avete tanto nel definirvi così insostituibili o tali da rimanere impressi nei nostri cuori come se foste un Padre Nostro: no Coso, no. Che capirei se somigliaste tutti quanti a, che so, Brad Pitt o al Doriforo di Policleto ma non mi pare proprio il caso. Non mi pare proprio il comune, la regione, la galassia.

Ma soprattutto: inutile riprovarci, tornare indietro sui propri passi. Sarebbe tutto così semplice se tu e tuttigli altri foste capaci di chiuderla come chiudete la bocca appena vi domandiamo se ci avete tradito o meno, così semplice Coso; e invece no, volete sempre strafare e col passo di Massimo Decimo Meridio che torna a Roma, ritornate con la coda tra le gambe sperando in un perdono, in una seconda possibilità. E che siamo noi, la confraternita delle Carmelitane Scalze? Dei francescani? Coso, piuttosto che rimetterci assieme preferirei davvero dare i voti, relegarmi sul cucuzzolo di una montagna lontana e mandare il mio piccione viaggiatore in missione per cagarti in testa.

Detto tutto questo, con tanto amore ma con molto più rancore, che aggiungere… si torna sempre dove si è stati felici, ecco perché stasera vado al Mc e non a casa tua. Mangio anche per te, tranquillo.

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