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Compiti per l’estate: sostenere il cinema Beltrade, gioiello di quartiere in difficoltà

Il cinema sta morendo? È già morto? Ce lo chiediamo da un po’ e già da un po’ preferiamo non pensarci. Forse perché non abbiamo mai voluto crederci. Anche messi di fronte all’evidenza delle sale che chiudono, si reinventano, cambiano nome e diventano qualunque cosa.

Il cinema non sta morendo e non morirà. Questa è la risposta che vogliamo darci. Però sappiamo che non se la cava benissimo, e a dircelo, ahimè, ci sono sempre i numeri impietosi.

Tipo quelli che il Cinema Beltrade ha diffuso nei giorni scorsi tramite un post su Facebook.

Il Cinema Beltrade – per chi non lo sapesse – si trova in via Nino Oxilia (in piena NoLo) ed è una piccola sala che trasmette film d’autore e pellicole, quasi sempre in lingua originale, spesso introvabili che interessano giusto a quei poveri stronzi della bolla che ci vanno perché quei film li vogliono vedere davvero.

Insomma, è una delle tante cose belle, bellissime, che ci sono a Milano e che ci rendono orgogliosi e felici di viverci. Anche solo per pavoneggiarci un po’ e poter dire: io lo conosco e ci sono stato!

E allora perché non proviamo a tenercele strette e a fare la nostra buona azione per salvarle? Magari provando ad andare un po’ più spesso. Tipo in quelle sere d’estate dove si ha solo voglia di riempire il tempo e guardarsi un bel film (loro ne hanno sempre).

Ma poi, avete presente la bellezza di una sala di quartiere con titoli in lingua originale senza doppiaggi ruttofoni, rispetto alla volgarità dei multisala da centro commerciale?

Se proprio volete strafare, potreste pure fare un abbonamento (quello da 10 ingressi costa appena 50 euro) e regalarlo al vostro fidanzatino/a, amichetto, crush del mese. Siamo sicuri che apprezzerebbero.

Insomma, qui è una questione di qualità e milanesità: son tutti bravi a fare i cinefili con il doppiaggio degli altri. Fatevi un giro a NoLo e guardatevi un bel film, ché nessuno ha voglia di vedere l’ennesimo negozio di patatine prendere il posto di un cinema.

Credit immagine di copertina

Articolo scritto da Maurizio Binetti

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