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Vi spiego perché è più facile organizzare le prossime Olimpiadi che una vacanza con gli amici

Il cinema ci ha ingannati molte volte. Ci ha fatto credere, per esempio, che si può essere cessi ma allo stesso tempo attraenti agli occhi della più figa o del più figo della scuola con gli armadietti e la mensa che serve pizza e coca-cola. Ci ha illusi con la storia che si possa far carriera solo ed esclusivamente con le proprie forze e il proprio talento. Sì, insomma, basta essere se stessi e stare simpatici al capo con qualche progetto oggettivamente irrealizzabile o una battuta pronunciata al momento giusto (domani ci provo anche io e vediamo se me lo danno ‘sto cazzo di aumento). Ci ha fatto persino fatto credere in un mondo più giusto. Quello in cui i nostri ex, i più stronzi, finiscono per diventare i più sfigati della terra e arrivano addirittura a rimpiangere di averci mollato brutalmente e trattato come stracci da pavimento. Seh vabbè!

Poi, l’altra sera, riguardando l’indimenticato film di Veronesi Che ne sarà di noi, mi sono reso conto che il cinema ci ha ingannati un’altro volta (e che Muccino è un cane a recitare), raccontandoci il mito della vacanza con gli amici.

Sì, ok, tutto bello, tutto poetico, tutto indimenticabile. Ma avete mai provato a organizzarne una?

Organizzare una vacanza tra amici è la cosa più difficile che vi possa capitare dopo gli esami di terza media o un qualunque esame all’università dove è previsto l’uso dei numeri.

Ed è capitato proprio a voi inguaribili ottimisti, che spinti dall’entusiasmo e dalla voglia di vivere questa indimenticabile esperienza di vita (perché è così che ce la vendono), un giorno vi siete svegliati e avete pensato (male) di poter facilmente riunire 4/5 teste per tenerle insieme una settimana su un’isola della Grecia o in qualche località che i giornali hanno definito la metà dell’anno, non immaginando che vi sareste scontrati con una di queste situazioni passivo-aggressive che vi riportiamo qui. E che vi faranno rimpiangere le vostre vacanze con i genitori in un villaggio turistico (l’ho scritto per davvero mamma).

Trovare la data che metta d’accordo tutti

Perché se anche agosto avesse 52 giorni, sarebbe comunque impossibile riuscire a trovare una settimana dove nessuno lavora, nessuno ha il compleanno della nonna o il matrimonio del cugino di terzo grado o un qualsivoglia e improbabile evento che vi spinge a prendere un volo di solo andata per l’angolo più remoto della terra. Ovviamente da soli.

Il gruppo Whatsapp in cui rispondono solo in due

Il nome del Gruppo Vacanze *inserire data o improbabile nome per niente divertente* su Whatsapp sarà forse l’unica cosa che si concretizzerà in tempi ragionevoli. Ammesso che riusciate a mettervi d’accordo anche solo sul nome. Dopo sarà tutto un visualizzato senza risposta, un vi faccio sapere a cui non seguirà niente se non un’emoticon buttata lì a caso, una guerra fredda fatta di battutine e proposte inconcludenti. Ma non era meglio partire con le vacanze dell’Inps?

La meta indefinibile

Cioè, una destinazione che abbia il mare e le montagne, i monumenti più famosi del mondo e le discoteche più pazzesche. Che sia tranquilla ma anche frequentata, dove non ci siano i ragazzini ma neanche i vecchi, che sia economica ma che abbia anche i ristoranti della guida Michelin. Dove vanno tutti ma non deve essere una meta troppo gettonata, perché poi facciamo la parte degli sfigati, raga.

Il tirchio che non vuole spendere ma vuole fare le vacanze di Paris Hilton

Di tutte le personalità con cui vi capiterà di avere a che fare durante l’organizzazione di una vacanza, ce n’è solo una che vi porterà a riconsiderare la pena di morte: il pidocchioso. L’insospettabile braccino corto che, messo di fronte alla strisciata di carta, all’affitto della casa con vista mare, all’acquisto del volo o al versamento di un qualsiasi acconto, comincerà a mettersi contro e spingerà tutti a optare per la soluzione più economica e meno comoda che esista.

Poi, però, si lagnerà tutto il tempo. Perché lui, a certi standard così bassi, proprio non ci è abituato.

Articolo scritto da Maurizio Binetti

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