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Diario (aggiornato) di un ortista Imbruttito

Signore e signori l’ortista Imbruttito è tornato! Ho ricevuto diverse manifestazioni di affetto dopo il mio outing sull’orto urbano di qualche tempo fa. Per questo mi sento in dovere di raccontarvi come è andata la stagione estiva, che altro non è se non il periodo di maggiore produttività ed efficienza per le coltivazioni.

Storie di serate di luglio passate a pulire fagiolini sino all’una di notte dopo l’innaffiatura di rito al tramonto. Schiscette di insalata di pomodori per tre mesi perché è un peccato buttarli e fare la conserva per l’inverno con la caldazza è troppo sbatti!

Vi confesso, la vita di un ortista urbano è molto dura. Ogni volta che qualche sito meteo invia una notifica di allerta (gialla, arancione o fucsia che sia) mi trovo a pregare che i chicchi di grandine grossi come palline da tennis non siano mai destinati al mio orticello.

Perché anche se non parliamo di ettari, ma di poche decine di metri quadri, l’orto urbano è qualcosa di affettivo, fortemente personale ed emotivamente coinvolgente. Ci investi fatica, molte volte ti ripaga alla grande, ma la delusione è dietro l’angolo. Sempre! 

Può capitare, ad esempio, che un ceppo di insalata sia rigoglioso la mattina e completamente afflosciato la sera. Poi la stessa cosa succede a quello dopo..e poi a un altro ancora.

Quei momenti per me sono stati davvero pesanti. Non riuscivo a capire. Pensavo a una cospirazione divina. Proprio quando iniziavo a delirare e a dare la colpa alle scie chimiche, San Google mi ha fatto la grazia. La soluzione era molto più’ terra terra (anzi sottoterra). Un brutto scarafaggio – detto bagarozzo – che si nutre di radici, specialmente quelle di tenere verdure. Senza radice la pianta chiaramente muore.

Non solo bagarozzi però. Altri insetti hanno popolato la mia estate come in uno speciale di SuperQuark. Le maledette dorifore delle patate, che sono ghiotte anche delle foglie delle piantine di melanzana. Le formiche, le lumache, gli afidi. Insomma uno zoo!

Dovete sapere che la chimica offre ogni tipo di soluzione a questi problemi e non ci vuole nemmeno una laurea per utilizzarla (forse un patentino dall’anno prossimo). Per ora molti pensano che basti essere iscritto a qualche gruppo Facebook o chiacchierare con i vicini anziani per scambiarsi boccette miracolose nel segreto dei gabbiotti per gli attrezzi. Sembrano i tossici al boschetto di Rogoredo!

Tutto per avere un orto più bello di quello del vicino e che assomiglia sempre più al reparto ortofrutta dell’Esselunga. Eh no, il mio orto è differente. Deve essere BIO il più possibile!

Volete mettere la soddisfazione di mangiare angurie e meloni completamente naturali e auto prodotti?

Peccato che così facendo devi moltiplicare gli sforzi e avere mille occhi. Dopo innumerevoli ricerche ho trovato il mio intruglio magico: fare macerare l’aglio e il peperoncino nell’acqua. Un repellente totalmente BIO. Ne ho spruzzato a ettolitri sulle foglie. Non vi dico la puzza! Un po’ ha funzionato. Quel tanto che è bastato a salvare il raccolto.

Chiudo con il momento socialità. L’ortista urbano non è un’isola. Si muove in un ecosistema prevalentemente popolato da pensionati sottratti ai cantieri (e al Gratta e Vinci). Sono loro che hanno sempre la soluzione a ogni problema e la decantano tra una mano a briscola e una partita a scala 40.

Devo dirvi la verità. Mi sono affezionato a tanti di loro. Al fare una questione di stato per l’altezza di una rete antigrandine installata dall’eterno rivale di appezzamento. Al criticarmi perché faccio crescere troppa erba infestante oppure perché pianto le cose troppo distanti non sfruttando intensivamente il terreno. Alle loro battaglie per l’elezione della Commissione Orti: una sorta di assemblea di condominio dove tutti litigano per le cazzate e si scannano per diventare rappresentanti di tutti gli altri ortisti.

Insomma, una specie di microcosmo specchio della società, nel bene e nel male. Però con piccole grandi lezioni da imparare: i tempi della natura vanno rispettati, si mangiano solo i frutti di stagione e, soprattutto, i peperoni non crescono sugli scaffali del super.

Ora però vi devo salutare. Devo finire di piantare le verze. Se no come si fa la cassoeula il prossimo inverno?

Per (ri)leggere il primo pezzo sul mio orto urbano cliccate qui.

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