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Ho smesso di fumare: cronaca di come la mia vita è cambiata ma fa comunque schifo

Sono diventato un incallito fumatore ai tempi di Luca Dirisio, quando ancora andava di moda scambiarsi le immagini glitterate dei Diddle tramite bluetooth, sì insomma: parecchio tempo fa. Stupido io, ho fumato la mia prima sigaretta in compagnia di amici: si inizia sempre così, per gioco, come se il catrame e la nicotina fossero le nuove BigBabol. E da lì il declino, l’assuefazione, la dipendenza.

E così, come per il codice penale, a ogni reato corrispondeva la relativa pena: ogni occasione della mia vita giustificava una sigaretta. Vuoi non fumare una sigaretta dopo il caffè e alimentare il tratto gastrointestinale per favorire la bella cagata delle 8 di mattina? Altro che bifidus actiregularis dell’Activia. Vuoi non esserti meritato una bella sigaretta una volta camminati più di 200 metri, giusto per non far abituare troppo i polmoni a una vita sana ed equilibrata alla Federica Pellegrini? O ti pare di non doverla fumare in balcone, mentre pensi a cosa avresti potuto dire in quella litigata dell’ottobre 2006 come se il fumo potesse innalzare il tuo spirito verso la conoscenza dell’intellegibile kantiano? Ma figurati, certo che sì.

Ma sa il cazzo come, dopo anni di sigarette mi son detto: è ora di smettere. Il problema è stato perseverare, continuare nella mia missione a tratti evangelica. Si sa: ogni interruzione da qualsiasi tipo di droga mostra i suoi effetti nel tempo, mica subito. E difatti il mio cammino per ritornare a respirare non più come Marco Pannella (pace all’anima sua), ma come un ventenne, non è stato semplice.

E cercando di emulare Robinson Crusoe durante il suo periodo da naufrago lontano da vizi e agi, ecco il diario sulla mia vita, rimasta una merda, ma almeno senza fumo:

PRIMA SETTIMANA SENZA: MI FUMEREI PURE IL CARTONGESSO DEL BAGNO
Caro diario, credevo che il primordiale moto d’animo verso un ideale così alto che manco San Benedetto durante le ore di preghiera a Montecassino fosse più facile da perseguire: e invece no. Proprio no. Sto davvero pensando di accendere l’incenso di mia sorella per inalare del fumo passivo; va bene qualsiasi cosa, pure l’ebbra fragranza del fumo da combustione del pollo lasciato troppo in padella: l’importante è riempirmi i polmoni. Ho letto da qualche parte che a noi fumatori, in realtà, non piace la sigaretta in sé, quanto il rito della sigaretta, l’abitudine, capito? Come se fosse un automatismo, oramai, avere la sigaretta in bocca e sentirsi nudi senza. E allora si cerca di veicolare quella sensazione di mancanza con altro, tipo mangiando una caramella o una cicca. Bene: in settimana credo d’aver aumentato il fatturato delle Vigorsol del 48%; sto ruminando giorno e notte come una mucca della Val di Susa e il pensiero non passa, non so più che fare. Dici che se inalo per tre ore l’aerosol potrebbe funzionare?

TERZO MESE SENZA: MANGIA, PREGA, AMA, MA SENZA PREGA E MANCO AMA
Caro diario, scusa la mancanza di questi mesi ma avrei rischiato di divorare pure te. Ho preso troppo alla lettera il tentativo e rischio una leggera obesità tendente al diametro di un silos; un dietologo avrebbe paura a toccarmi per timore di fondere le sue dita con alette di pollo. Penso costantemente alla disfatta, d’arrendermi all’evidenza: vorrei riprendere a fumare. Vado in giro e vedo sigarette ovunque, è una malattia. Ho addirittura preso in considerazione di appostarmi intorno a gruppi di fumatori e farmi investire dalla nebbia passiva. Ho provato di tutto: cicche alla nicotina, profumatori per ambienti al tabacco, ho preso pure lo shampoo al tabacco americano – te pensa – e letto il libro “Smettere di fumare è facile quanto bere un bicchier d’acqua”. Sì, diario: me so magnato pure quelli, libro e bicchiere.

OTTAVO MESE SENZA: MI SONO MANGIATO PURE LA COSCIENZA, MA CI SONO QUASI
Caro diario, dopo aver ingerito il fabbisogno energetico dell’intero Senegal, ti dirò: sto migliorando. In questi mesi ho pensato di convogliare tutti questi sforzi prendendo in considerazione un aspetto positivo quanto vitale: i soldi. Non che prima di smettere fossi un sultano di Abu Dabi eh, però sto notando che alla fine della settimana mi rimangono in tasca quei venti/trenta euro a cui finalmente posso appoggiarmi senza rischiare di chiedere un prestito pure al parroco del paese. Naturalmente ti starai domandando se pensi ancora al fumo: sì, cazzo, sì. Non se ne va: il pensiero mi rimane addosso come Sere Nere di Tiziano Ferro. Solo che anche io penso a quanto sia inutile farneticare e che piuttosto che mandare in vacca tutti questi mesi di sforzi anche solo per un tiro, mi tirerei un cazzotto tale da cambiarmi i connotati del viso che manco Patty Pravo allo scorso Sanremo.

UN ANNO E MEZZO SENZA: FORSE CE L’HO FATTA (?)
Caro diario, mi piacerebbe poterti dire che questa gestazione ha portato un miglioramento tale nella mia vita che potrei essere confuso per Serena van der Woodsen: mi piacerebbe, ma manco per il cazzo. Ci sono stati dei risvolti positivi, indubbiamente, quelli sì: lunedì  scorso ho corso dieci metri senza rischiare l’insufficienza respiratoria e ho tolto dai numeri preferiti il 112. Ho mangiato un piatto di riso in bianco ed effettivamente sapeva di riso: niente alitosi ridondante al sapore di barbeque e eau de morto. Non affronto più le intemperie del tempo per uscire e fumarmi una sigaretta: prima avrei attraversato pure l’uragano Katrina, adesso anche col cazzo. Devo essere sincero: a volte penso a come sarebbe provarne una, anche solo due tiri. Ho letto uno studio scientifico secondo il quale solo dopo diversi anni si smette davvero di pensare al fumo. Spero che per me ci voglia meno tempo rispetto a quello d’una guerra di secessione, anche se riconosco che il corpo non dimentica mai: non ho dimenticato il primo tiro, la prima volta sgamato dalla mamma, né la prima bugia per comprare un pacchetto benché non fossi maggiorenne. E soprattutto: il fumo passa, ma l’amico che ti ha rubato l’accendino nel 2004 no, diario. Quello no. Lo incontrerò in tribunale: ché sarò anche un ex-fumatore, ma mica un ex-coglione. Ti scriverò presto, stanne certo. Magari ci facciamo una sigaretta.

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