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Bene ma non benissimo: le cellule maschili sotto stress si suicidano (le femminili no)

Potremmo esordire con le classiche battute di genere come “sesso debole a chi?” eccetera eccetera, ma visto che abbiamo frequentato tutti le elementari, faremo gli adulti maturi e vaccinati, riportando la notizia da un punto di vista prettamente scientifico. Tanto si sa, dietro a ogni donna di successo c’è… Ah non era così?

Torniamo seri, focus! Un gruppo di ricercatori del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’Istituto Superiore di Sanità – in collaborazione con i colleghi dell’università di Bologna e del Cnr (Roma) – ha condotto uno studio inerente le componenti molecolari maschili e femminili, analizzandone le rispettive reazioni se sottoposte a condizioni di stress.

La ricerca, poi pubblicata su Cell Death and Disease, ha evidenziato comportamenti contrastanti: le cellule femminili (XX) si attiverebbero, mettendo in atto una sorta di difensiva o meccanismo di sopravvivenza (autofagia); quelle maschili (XY) invece preferirebbero programmare di farla finita, suicidandosi (apoptosi).

Alla base di queste differenze, potrebbe essere coinvolto un microRNA (miR548am-5p).

I microRNA, corte sequenze di materiale genetico, non solo regolano l’espressione dei geni ma sarebbero in grado di cambiare il destino delle cellule, modificandone le funzioni in maniera diversa all’interno di organismi maschili e femminili. Non a caso, i microRNA hanno un ruolo di rilievo in molte malattie che – come saprete – spesso variano a causa del genere del paziente.

«In particolare, l’alto livello del miR548am-5p nelle cellule femminili sarebbe responsabile della maggiore resistenza a diversi tipi di stress, attraverso la regolazione di alcuni geni, come Bax e Bcl2, coinvolti nei meccanismi di morte mediata dai mitocondri. La scoperta che non solo geni, ma anche elementi regolatori della loro espressione siano presenti in quantità diverse tra uomo e donna dimostra ancora una volta come la biologia dei due sessi sia fondamentalmente diversa e come tale vada affrontata», ha spiegato Anna Ruggieri del Centro ISS.

Insomma, questo piccoletto si trova maggiormente nel cromosoma X. Ecco dunque spiegato perché le donne sono in grado di ghermirlo e nel buio incatenarlo (lo stress).

Credit immagine copertina

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