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Storia di quella volta in cui (non) mi diagnosticarono l’HIV a Londra

Lo so, nella Giornata Mondiale contro l’AIDS ci vorrebbe una storia ben più edificante di quella che mi appresto a raccontare. 

Invece, forse perché ha poco in comune coi pippotti che leggerete altrove, non è così improbabile che potreste ritrovarvi in una situazione simile alla disavventura che mi ha visto protagonista un paio di anni fa qui a Londra. 

Prima Premessa: Sono ipocondriaco. Il classico caso di chi mangia troppo e si sente un infarto, di chi ha una fitta alla tempia e pensa all’ictus, di chi prende la febbre e pensa alla meningite. Normale amministrazione. 

Qualche anno fa avevo dei lievi fastidi alla lingua, probabilmente dovuti alla scarsa idratazione e, da buon ipocondriaco, mi sono precipitato a prenotare una visita dal GP (General Practice, il medico di base inglese). 

Parentesi. La sanità inglese non fa schifo come quella americana, ma non se la passa benissimo e si basa su un unico imprescindibile concetto: se stai per tirare le cuoia ti aiutiamo, altrimenti sono cazzi tuoi. 

Prenotare una visita dal vostro medico di base a Londra è tutt’altro che una passeggiata. L’unico modo per averne una fissata in tempi brevi è telefonare all’alba e dichiarare i sintomi del lupus incrociati con quelli della peste. 

Io, da bravo fesso, ho detto la verità e mi sono visto fissare una visita di lì a due settimane. 

Proprio in quei giorni ho iniziato a uscire con quella che è poi diventata la mia attuale ragazza e, manco a farlo apposta, la coraggiosa decise di consumare il nostro primo rapporto proprio nella notte che precedeva la mia visita. 

Una serata cominciata con un numero imprecisato di gin tonic e conclusasi con una estenuante attività fisica di circa 2 minuti e 24 secondi (contando le doccia) che hanno costretto la poveretta ad addormentarsi sul mio letto. 

Risvegliati la mattina dopo con la stessa freschezza di Radja Naingollan, la fanciulla decide di accompagnarmi dal dottore con un inaspettato slancio di generosità. 

Ecco, ora mettetevi nei panni di quella dottoressa che si è vista arrivare di domenica mattina due ragazzi sui 25 anni palesemente sbronzi, con ancora addosso i vestiti dalla serata precedente e con delle occhiaie che lucidavano il già lucido pavimento del reparto. 

Seconda Premessa: farsi prescrivere le analisi del sangue generiche in Inghilterra non è facile come in Italia. 

Le analisi del sangue vengono concesse solo in alcuni casi e spesso si concentrano su un’area molto specifica (solo il ferro, solo i globuli bianchi ecc.), il che mi sembra una gran cazzata, ma tant’è. 

Ecco, io neppure questo sapevo quando, appena entrato nello studio della dottoressa, mi permetto di suggerire un’analisi del sangue generale. Così, tanto per gradire. 

Avete presente Aldo in Tre Uomini e una gamba con i 4cc di placibio? Ecco, tipo così. 

“Ma guardi… Ho questo fastidio alla lingua. Io farei una bella analisi del sangue giusto per avere un quadro più chiaro della situazione”. L’imbruttimento al suo massimo. 

Rimango stupito dello sguardo abbastanza perplesso della dottoressa. Come se le avessi chiesto di prescrivermi del metadone, come se avessi suggerito una pratica oscura alla medicina contemporanea, chessò un salasso

Poco importa. Dopo un’accurata analisi della mia lingua, mi dice di aver trovato un leggero alone bianco (invisibile ai più) sulla superficie della stessa. 

“Mmm… c’è questo alone bianco. A volte si presenta in soggetti che hanno contratto il virus dell’HIV. Secondo me dovresti fare il test, te lo prenoto”.

Il tutto ripetuto con la nonchalance di chi sta ripetendo l’11 titolare della nazionale ai Mondiali 2006. 

Avete presente il meme di Pablo Escobar in Narcos seduto sulla panchina con lo sguardo fisso nel vuoto? Ecco, avevo quella faccia lì. 

Non solo perché nella mia testa si stavano profilando immagini di disperazione e morte ma, forse ancora di più, per il pensiero che da lì a poco sarei dovuto uscire da quello studio a raccontare alla ragazza con cui ero appena stato a letto che forse avevo l’HIV. Pura magia. 

La settimana che mi ha separato dalle analisi e dal conseguente risultato negativo è stata tra le più surreali della mia vita. 

La mia mente si divideva tra il pensiero di Magic Johnson che era ancora vivo e vegeto e orripilanti flashback su tutte quelle volte che nella mia vita ho avuto un comportamento irresponsabile a letto. 

Coiti interrotti, salti della quaglia, retromarce, preservativi messi a rapporto iniziato, messi e poi levati, insomma… È inutile che fate i fenomeni, è capitato pure a voi. 

Ora, lungi da me farvi la lezioncina sull’importanza di mettervi il preservativo e di correre a farvi il test dell’HIV, ma io dopo questa esperienza ho cambiato decisamente il mio approccio sull’argomento. Quindi sì, andate a farvi un bel test che male non fa.

Perché sì, può andarvi bene come tutto sommato è andata anche al sottoscritto, perché non è necessariamente detto che chi non si mette la cintura di sicurezza finisca stecchito sul parabrezza…

Però… 

Però potrebbe capitare che una domenica di primavera vi ritroviate davanti a una povera dottoressa che ha iniziato a praticare da meno di due mesi. Potrebbe addirittura scambiarvi per un poco di buono e pensare che la vostra ragazza sia in realtà una prostituta. Potrebbe quindi pensare che le analisi del sangue di cui state parlando, non sono quelle generiche, ma quelle per l’HIV. Potrebbe quindi essere l’ennesima domenica di merda. 

Oppure, semplicemente, potreste essere tra i tanti sieropositivi in Italia che non sanno di esserlo per non aver mai fatto un test.

Ecco, fatevi un favore, questo Black Friday regalatevi un test e non fate i Giargiana! 

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