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E dopo l’incubo delle cene di Natale aziendali, lo “sbatti” del Secret Santa

Guardiamoci nelle palle degli occhi e diciamocelo fuori dai denti: ma che Natale è senza le cene (o pranzi) aziendali?

Ogni anno è una corsa all’incastro che manco la lotta per il parcheggio in zona Navigli. Cominciano a proliferare su Whatsapp gruppi di pranzi pre-Natale tra amici, compagni di corsi, genitori di figli e immancabilmente loro, i colleghi. Come se non ci si dovesse rincontrare più per mesi (ma magari!).

Se non si è in una azienda con decine di dipendenti e col super mega capo per cui ti arriva la comunicazione finale del tale data, tale ora in tale posto, il pranzo o cena dei saluti comincia a monopolizzare le conversazioni in ufficio: dove andiamo? Cosa facciamo quest’anno? Vogliamo spaccarci ammmerda da qualche parte? Ah, tu sei astemia? Ok, c’è anche qualche vegano? Minchia. Ah, tu devi tornare a ‘na certa perché tieni famiglia… scusate ma a che ora è che passa l’ultima metro a Milano?

Per non parlare dei salti mortali per incastrare le agende. Immancabilmente arriva il/la collega nerd che, nell’accapigliamento generale, dice: ma se facessimo un doodle per votare online le date in cui siamo liberi? (Confesso, di solito quella sono io). E magari riceve occhiatacce con aria di sufficienza.

Fin qui però è normale amministrazione. Diciamo che sono le prove generali per i pranzi e le cene di Natale coi parenti, quelle che ti faranno vincere la medaglia d’oro nel trattenere i vaffa tra una portata e l’altra.

Ma c’è un’usanza che io da donna del Sud ho scoperto solo di recente a Milano: il Secret Santa.

“Oh, poi alla cena dobbiamo fare il Secret Santa!”

“Eh?”

“Sì, dai, ci scambiamo i regali a sorpresa!”

Questa usanza viene dall’America e in particolare da Larry Dean Stewart, filantropo di Kansas City diventato famoso perché per 26 anni ha donato anonimamente dollari per le strade alle persone bisognose, proprio nel mese di dicembre. Tutto è iniziato quando si è ritrovato in un bar, depresso dopo essere stato licenziato per la seconda volta in poco tempo, e il proprietario gli ha regalato la colazione. Allora Larry ha alzato gli occhi guardando alla miseria degli altri attorno a lui. Da lì, la fortuna di Larry si è ripresa con un business di servizi telefonici che gli ha fruttato molto, facendo diventare il Secret Santa una catena mondiale fatta di altri donatori anonimi come lui. Larry rivelò la sua identità solo nel 2006, poco prima di morire per un cancro.

Questa storia rientra nelle azioni random di gentilezza, che in Italia si traduce ad esempio con il famoso caffè sospeso, usanza napoletana per cui una persona al bar paga due caffè e ne consuma solo uno per lasciare il secondo già pagato a un fortunato che arriverà dopo di lui. A Milano è già tanto se un caffè riesci a pagarlo meno di 1 euro (un miracolo praticamente), figuriamoci se te lo offre uno sconosciuto al bar.

Io, a Milano, ho potuto sperimentare due tipologie dell’usanza natalizia americana:

Secret Santa

Si stabilisce un budget e ognuno dovrà comprare un pensierino, poi i regali vengono raggruppati e si decide con quale meccanismo assegnarli ai partecipanti: attraverso una pesca miracolosa, oppure assegnando dei numerini ai regali e altrettanti ai partecipanti, scoprendo poi le accoppiate. Il vantaggio di questo sistema è che puoi comprare regali alla cazzo, basta stare nel budget, e nessuno potrà dirti che non ti sei impegnato nella scelta.

Not So Secret Santa

Tramite un sistema (non chiedetemi quale, mi va in pappa il cervello) che può essere agevolato da un tool di assegnazione casuale online, si associano appunto dei nomi in coppie: A dovrà fare il regalo a B, B a C, e così via. Alla fine, ognuno dei partecipanti avrà fatto e ricevuto un regalo. Inoltre, ai partecipanti può essere svelata prima la lista con le associazioni di nomi in modo che sappiano già per chi devono comprare (per questo il Secret Santa non è per niente secret). In questo caso può anche essere ammesso lo stalking, soprattutto se non tutti gli invitati si conoscono tra loro, e allora vai di scorrimento selvaggio del feed di Instagram alla ricerca di quel post che possa far intuire se quella persona è appassionata di gattini oppure di coloring book anti-stress con le parolacce. La faccia che farà il tuo collega – o amico – quando pescherà il regalo più brutto di cui sei stato capace sarà per te un divertimento impagabile.

In entrambi i casi si stabilisce un budget medio o massimo entro cui stare a livello di spesa del regalo. Si possono inserire opzioni anche molto divertenti come sono ammessi regali riciclati (adoro) oppure solo regali trash (e qui si gioca facile però eh…).

Ciò che ho notato nel Secret Santa è che per qualche arcano motivo, nonostante la pesca casuale, il regalo perfetto arriva infine alla persona giusta: come se fosse stato pensato appositamente per lei.

Sarà la magia del Natale?

A ogni modo, se con quei colleghi ci stai bene (altrimenti sono piacevoli come il 14 quando dice attesa 23 minuti) l’importante è stare in compagnia, divertirsi e anche quest’anno poter dire i regali ce li siamo tolti dalle balle.

Tanti auguri a tutti!

Articolo scritto da Marvi Santamaria

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