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La Milano indie: tour geografico immaginario dei luoghi più citati nelle canzoni

Che al capoluogo meneghino siano sempre state dedicate canzoni è un dato di fatto che francamente non stupisce. Anzi. Milano è una città stupenda e per questo si merita ogni nota che ha ispirato. Ma per chi non ci vive o non ci ha mai vissuto può risultare fredda, ostile e grigia.

Nulla di più sbagliato.

A riprova di ciò, porto come evidenza la quantità INCREDIBILE di pezzi indie dedicati alla nostra città negli ultimi anni. E l’indie è un genere musicale pieno di dolcezze e tenerezze nascoste sotto una coltre di pose e pregiudizi. Esattamente come Milano.

Per quanto mi riguarda, sono così indie che pure Spotify nell’ultimo Wrapped mi ha bullizzata per la quantità di indie italiano che ascolto; per questo mi auto-eleggo la persona più indicata per impugnare la mia unica lezione di semantica fatta all’università e partire per un tour dei luoghi milanesi più citati dalla scena.

NAVIGLI – PORTA GENOVA – DARSENA
“Poi ti ho portata sul Naviglio
Con in mano un bicchiere di sale
E l’ho buttato in acqua come a dirti
Vedi non ho niente però ti regalo il mare”

E con queste parole del buon Fausto Lama (½ Coma_Cose), si potrebbe chiudere la guida emotiva dei Navigli e delle mie tube.

Sarà che ci abito, ma i Navigli sono la cornice di tutti i momenti più memorabili della mia vita. Pazzeschi in ogni stagione e a ogni ora del giorno, passano dall’essere un ammasso confuso e informe di persone e aperitivi, al luogo più intimo e romantico di tutta la città. L’aspetto più affascinante è proprio il loro dualismo (lo sappiamo tutti che c’è un Naviglio bello e uno brutto). Ma esattamente come per lo Yin e lo Yang, uno non esisterebbe senza l’altro.

E qui torniamo ai Coma_Cose d’apertura: tra tutti sono quelli che descrivono meglio l’anima del quartiere. Da “Via Gola” a “Post Concerto” (La luna si riflette nel naviglio Gange \ Apro una Porta Genova senza maniglia), passando per “Deserto” e “A Lametta”, i Coma_Cose tracciano un puntualissimo ritratto di un’esperienza universale che è esattamente quella che si vive tra i Navigli e Porta Genova. Il bicchiere della staffa da Peppuccio (storico bar-tabacchi che dà sulla Darsena) è come si dovrebbe concludere ogni serata degna di nota. Per chiudere l’ode al quartiere che chiamo casa, ma soprattutto per farvi capire la grandezza emotiva racchiusa in due canali, v’invito ad ascoltare “Il Nilo nel Naviglio” di Mahmood. Qui si scomoda perfino il fiume che si contende il primato di più lungo al mondo per parlare dei Navigli.

Non ho altro da aggiungere, vostro onore.

LA METRO
“Dal cielo piovono cocktail
Police in helicopter
Su Sesto San Giovanni”

La metro milanese è il sistema venoso e coloratissimo della città; dentro succede e si vede davvero di tutto. La cosa più pittoresca cui si possa assistere sono i gruppi di ragazzini sudamericani che provano le coreografie nel piano mezzanino. Sparatemi pure, ma la metro di Milano – per me –  è iconica tanto quanto quella di Londra. Così iconica che le sue fermate sono diventate le muse ispiratrici per Calcutta e (di nuovo) i Coma_Cose.

Milano Dateo sulla mappa sarà anche un neo come dice il buon Edoardo, ma in realtà è la fermata (del Passante, per essere precisi) che ci regala più malintesi di sempre.

“Facciamo 17:00 Dateo?”
“Ma chi è? Non lo conosco.”

Tratto da una storia vera.

E sempre per rimanere in tema equivoci: se non sei di Milano, non sai che c’è una fermata della verde che si chiama Gioia. E indovina? È la fermata prima di Centrale, aka la stazione principale (e tra le più belle) della città.

Ed ecco spiegato il MAIUNAGIOIA dei Coma_Cose.

BRERA
“C’è un maniaco sul ‘Corriere della Sera’
la sua mano per la zingara di Brera, è nera

Per ovvi motivi dettati dal mio status sociale, non ho mai frequentato davvero Brera.L’ho vissuta praticamente da turista: ci passo a guardare le vetrine di negozi in cui non entrerò mai, mangio in qualche pizzeria, ci prendo il tram per tornare al mio reddito inferiore ai 70k annui, cioè il posto a cui appartengo.

Brera è una delle zone più affascinanti e storiche di Milano ed è l’emblema del radical chic un po’ di sinistra e dei salottini per bene. C’è chi ha descritto questo suo sapore meglio di me, quindi ascoltate “Un Romantico a Milano” dei Baustelle e non parliamone più.

PIOLA – CITTÀ STUDI
“La tratta Piola-Villa Fiorita
è un patrimonio di ganci, grano,

cantiere spaccato e viola violento”

Piola e Lambrate sono nell’ordine:

– due quartieri verdissimi e stupendi
– un’area milanesissima di Milano.

Sì, perché qui le case, le persone, i negozi, le ex fabbriche raccontano una Milano più vera, più nuda. E come tutti, anche la città quando si spoglia mostrandosi in tutta la sua essenza, ti fa perdere la testa. C’è da dire che Piola e Lambrate non sono quartieri per tutti, magari per alcuni non sono abbastanza cool, per altri non sono abbastanza hipster. Date retta a me e a L’Officina Della Camomilla: questa zona è un patrimonio. Fatevi un giro tra le vie di Lambrooklyn con in cuffia “Città mostro di vestiti”, poi mi ringrazierete.

CIRCONVALLAZIONE ESTERNA
“Perché non posso dirti
Di non essere felice?”

Se fossimo in Game Of Thrones, la Circonvalla (come la si chiama qui) sarebbe la barriera che divide i sette regni dai territori selvaggi.Territori selvaggi come Lorenteggio, Giambellino, Viale Monza, Bicocca, Bovisa, Quarto Oggiaro e tutti gli altri quartieri e zone che sconfinano oltre questa lingua d’asfalto. In realtà questo mito negativo è un vecchio retaggio dei precedenti confini di Milano. Oggi, la cosa peggiore della Circonvallazione esterna è un viaggio sulla linea 90 e il traffico negli orari di punta. Per il resto, si tratta di un grande hula-hop che fa il giro attorno alla vita della città. Però mi sento di capire il malessere di Manuel Agnelli, quando nel ‘99 girava per la Circonvalla alle 4 e mezza del mattino tutto triste.

COLONNE – XXIV MAGGIO – PORTA TICINESE
“Bruciamo i reggiseni e le gonne
organizziamo un rave alle colonne”

Il mio percepito delle Colonne di S.Lorenzo (Milano Sud) si ferma al 2009, quando lavoravo in zona. Il pomeriggio era l’ora di goth ed emo, mentre la sera si scatenavano gli Erasmus e le matricole. Dopo le 20 la situazione era (forse è ancora?): bicchieri ovunque, cocktail a base di benzina e colite a soli 3 euro, Beck’s-man che ti vende birra calda a un ottimo prezzo. Non ho mai partecipato, né so se qualcuno abbia mai organizzato un rave alle Colonne, ma perché no, dico io? Lo spazio c’è, la compagnia pure. Forse i Coma_Cose hanno soltanto giocato d’anticipo e il tempo darà loro ragione.

Lasciandoci le Colonne alle spalle e proseguendo per Corso di Porta Ticinese, citata anche da Maria Antonietta (non la regina, l’altra) si arriva a una piazza. Il chiosco di piazza XXIV maggio che vende calamari freschi (e poi fritti dentro un cono di carta assorbente) è un’istituzione tutta meneghina.

Ma che te lo spiego a fare? Se abitassi qui, capiresti.

Ora, io sono dell’avviso che Milano – la nostra musa – si meriterebbe che s’istituisse davvero un’indie tour alla scoperta della sua bellezza. Aspettando che il Comune (mi leggi Beppe?) si dia da fare in questo senso, potete urlare il vostro amore senza muovervi troppo e senza dover aspettare i tempi secolari della burocrazia italiana.

L’11 gennaio arriva al Fabrique Sono Così Indie La Festa (e sembra davvero l’abbiano creata pensando a me e alle mie playlist di Spotify): una serata così nostalgica e tenera che mi sembra la miglior dichiarazione d’amore che si possa fare alla città più bella tra quelle con la madonnina sul Duomo. Per info e prevendite date un’occhiata qui.

Il Milanese Imbruttito

Una pagina Facebook che nasce dopo un’attenta e imparziale osservazione della città, delle sue abitudini, del suo linguaggio e delle diverse tipologie umano/metropolitane che vivono e lavorano a MILANO.

La chiave e il tono ironico/realista che ne caratterizzano i contenuti, la identificano come riferimento e testimonianza moderna delle dinamiche sociali e dei cambiamenti linguistici all’interno della città.

Il Milanese Imbruttito non è né in orario, né in anticipo, né in ritardo; è già lì!

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