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Oh, ma voi lo sapete perché si gira sulle palle del toro in Galleria?

Non dite che girare sulle palle del toro in Galleria è una Giargianata: ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, ha praticato questo rito.

Già, proprio voi che ora commentate sorridendo e facendo battute sui turisti che si fanno selfie e video da postare sui social. Ricordate quella volta in cui avete infilato il vostro bel tallone del piede destro e avete iniziato a girare invocando la buona sorte o esprimendo un desiderio?

La domanda da porsi è una sola: ma perché? La risposta non è così semplice. O forse sì, ed è proprio quella più scontata.

Quando venne progettata la Galleria Vittorio Emanuele si decise che sul pavimento dovesse apparire il simbolo della città di Milano. Attorno allo stesso furono inseriti quelli di altre importanti città italiane: la lupa di Roma, il giglio di Firenze e il toro per raffigurare Torino, prima capitale dell’Italia unita.

Si diffuse subito l’idea che il toro portasse fortuna e, quindi, per i milanesi di fine Ottocento divenne un’usanza fare alcuni giri con la scarpa ben puntata sugli attributi. Anche le donne iniziarono ad accarezzarlo, perché si diceva avesse poteri legati alla fertilità.

Per altri, poco affezionati alla monarchia sabauda, il rituale veniva interpretato come un segno di disprezzo verso la dinastia dei Savoia. O, ancora, è stato visto come auspicio per un ritorno a Milano (un po’ come le monetine lanciate nella fontana di Trevi a Roma).

Le diverse interpretazioni sono però sempre risultate minoritarie rispetto alla natura di gesto scaramantico e porta fortuna che ha accompagnato sin dall’inizio la vita del toro in Galleria.

Quanto alla tecnica del rituale, la versione più accreditata è quella di dover effettuare tre giri con il tallone destro. Altri dicono che, per ottenere l’agognata buona sorte, uno sia più che sufficiente.

In tutto questo, come era facilmente prevedibile, non c’è nessuna prova di scientificità. Semplice e sana superstizione legata al salotto dei milanesi.

Ocio però! La tradizione voleva che il rito propiziatorio fosse efficace solo se effettuato il 31 dicembre, simbolo di buon auspicio per il nuovo anno.

Invece ora non è più così. Nonostante i molteplici restauri e gli scartavetramenti di maroni che ha dovuto subire nel corso degli anni, il povero toro si ritrova periodicamente con i testicoli sfondati.

In nome delle vecchie usanze – e a beneficio degli attributi della povera bestia – facciamo quindi un appello al buon cuore di tutti. Se non lo avete fatto a Capodanno, non girate poi sulle palle tutto l’anno!

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