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Storia dei due anziani pazzi che mettevano Radio Maria a palla per far impazzire il vicino “antipatico”

Nonostante tutti gli sforzi, tra yoga, vita sessuale regolare, cibo bio e fitbit che ti monitora persino il numero di sbuffi giornalieri oltre alle ore di sonno, c’è qualcosa che proprio manda tutto in malora e fa salire il sangue al cervello come niente. Parliamo dei vicini di casa.

Ognuno di noi si trova spesso alle prese con individui che riuscirebbero a rompere le palle persino ai santoni isolati in un eremo. E invece no, questi disturbatori della quiete si trovano proprio al piano sopra al vostro e non mancano di far sentire la propria infausta – e infame – presenza. Vicini rumorosi e maleducati a parte – che nemmeno con i disegnini riescono a comprendere le basi della convivenza civile – ci sono poi quelli fuori di testa, che bhé… Meglio non sfiorarne lo zerbino nemmeno con la punta delle sneakers! È proprio di questa categoria che vi parleremo, sia mai vi troviate in una situazione simile!

Una coppia di sessantenni del Novarese è stata denunciata per molestie e per quello che possiamo considerare un vero piano diabolico: mettere Radio Maria a palla, in modo da far risuonare salmi, musica e preghiere in tutto il quartiere per molte ore al giorno. Lo scopo? Infastidire il vicino, colpevole di essere antipatico.

La vittima, un pensionato, per due anni si è sentito minacciato dal duo che lo aspettava vicino alla porta di casa “fissandolo e sogghignando insistentemente”. Non solo. Ogni giorno, prima di raggiungere l’apoteosi radiofonica, Satana 1 e 2 davano il meglio di sé: lanciavano oggetti, inseguivano l’uomo con il furgone, sbattevano padelle e pentole, puntavano i fari contro la sua finestra, suonavano il campanello urlando “sei un morto di fame” prima di scappare come dei teppistelli.

Il culmine di questa follia è stato raggiunto con violenza fisica e minacce di morte. È a questo punto che il povero vicino antipatico ha chiamato le forze dell’ordine e denunciato il tutto. Ora la situazione è nelle mani del tribunale di Novara.

Credit immagine copertina

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