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Vi racconto il mio giretto ‘zero sbatti’ a Firenze, la culla del Rinascimento

Partenza: Milano Centrale. Arrivo: Firenze Santa Maria Novella. Circa due ore da centro città a centro città. Codice promozionale e acquista. A/R a prezzo ultra-ribassato per due persone. TAAC!

State calmi. Non è una pubblicità occulta dei treni ad alta velocità. Voglio solo raccontarvi la mia più recente fuga da Milano.

Come ogni inizio anno, anche nel 2020 tutti sono rientrati in office carichi a mille e con un botto di progetti da mettere in pista. Lì, la mia dolce metà ed io, abbiamo pensato che fosse il momento giusto per levarsi dai maroni. Giargianata? Forse, ma credo che alla fine di questo racconto anche i più Imbruttiti tra di voi avranno cambiato idea.

Il primo step è stato scegliere la destinazione. Troppo poco tempo a disposizione per svernare in un posto caldo. Montagna? No, siamo dei Giargiana che non sanno nemmeno sciare. Lì è scattata l’ipotesi città d’arte in bassa stagione.

Ok, ma quale città d’arte? Roma NO! Al primo ritardo della metro avrei iniziato a dire che a Milano funziona tutto e avrei continuato per tutta la vacanza a fare paragoni ringraziando San Pietro di non vivere lì. Magari Venezia? Sarebbe stato bello perché si devono riprendere dopo l’acqua alta, però forse è meglio tornarci a carnevale. Firenze? TAAC!

Mentre il treno sfreccia lungo una nebbiosa Pianura Padana, ripenso alle precedenti visite nel capoluogo toscano. Gite della scuola, weekend romantici. Ci avevo anche lavorato per un breve periodo.

In cuor mio spero di non ritrovarmi nel caos della Firenze turistica che ho bazzicato in passato. Orde di giapponesi all’inseguimento di bandierine variopinte esposte su un ombrellino da guide più o meno esperte. Code interminabili per entrare in chiese, musei e mille altri sbatti.

Nemmeno il tempo di arrivare in albergo e i miei timori iniziano a prendere forma. Cercando una bottiglietta d’acqua finisco in un market dove questi bischeri hanno ricaricato di almeno cinque volte il prezzo normale (figuratevi che nell’insegna hanno avuto il coraggio di inserire la parola convenience). Lì inizio a smadonnare contro l’italica furbizia e la malsana e miope abitudine di voler lucrare sui turisti. NCS, Non Ci Siamo!

Per fortuna alloggiamo in un hotel dove in tempo zero una gentile figliola alla reception ci informa di tutti gli sgami per un’experience fiorentina da vivere al TOP. Senza passare per grulli!

Si può risparmiare anche sui biglietti d’ingresso. In inverno il ticket cumulativo per la Galleria degli Uffizi, il Giardino di Boboli e Palazzo Pitti costa diciotto euro, contro i trentotto dell’alta stagione. Sarebbe un vero peccato saltarli, pensiamo.

Mentre ammiro la Venere del Botticelli incrocio un gruppo di ragazzini in gita. Le maestre sclerate per il casino e il menefreghismo degli alunni nei confronti dell’arte. Ripenso a me piccino. Fino alla tarda adolescenza non capivo una mazza, né mi interessava più di tanto. L’importante era non andare a scuola. Ora però sono tornato qui…

Già, perché ci sono luoghi magici dove non puoi dire ci sono già stato un pacco di volte. Bisogna andarci e ritornarci nel corso della vita. In modo che i nostri occhi possano assorbire pian piano la bellezza con lo scorrere dell’età.

Mi sembra di percepire che durante l’inverno – visto che c’è meno gente – Firenze assuma una dimensione più naturale. Un’autenticità che raramente si ritrova in altri periodi dell’anno.

Quello che mi rimane non è soltanto il tramonto da Piazzale Michelangelo, una delle più belle terrazze panoramiche al mondo. Ok, quello va bene per l’ennesima foto su Instagram. Nessun social potrà però mai raccontare la mia merenda in un piccolo negozio incrociato mentre arrancavo sull’erta che mi ha condotto sin lassù. Il bottegaio che di ogni suo prodotto dice l’è bono, l’è biologico non lo puoi mica raccontare in una story per far morire d’invidia i tuoi colleghi in office a Milano. Certe cose le devi vivere e assaporare!

Così come devi catturare il suono del pianoforte situato nell’androne di Palazzo Vecchio. Un giapponese se ne è appropriato dando spettacolo con una sinfonia. Lì, in un luogo che trasuda la storia della Signoria gigliata.

Firenze non è solo la passeggiata sul Ponte Vecchio, ma è anche quel signore di Pontassieve che torna indietro al ristorante perché ha dimenticato un sacchetto. Contiene la maglietta viola della Fiorentina e il figlio non gli perdonerebbe se tornasse a casa senza.

Firenze per un Imbruttito è confermare all’oste che il taglio della bistecca va bene anche se è grossa. Secondo te facevo tutta questa strada per meno di 1,4 kg? Agli amici vegani dagli la ribollita!

Firenze è un bicchiere di vino rosso nel cui calice guardare riflessa la Cupola del Brunelleschi. Provando solamente a immaginare la grandezza di tanti illustri personaggi. Artisti, scienziati e poeti che da qui sono partiti per lasciare un’impronta indelebile nella storia. Molti di loro sono sepolti o ricordati in Santa Croce, ma non basta una bellissima chiesa per dare l’idea di cotanta grandezza.

Mentre riflettevo su queste cose in un’enoteca di fronte a Palazzo Pitti, davanti a un Brunello di Montalcino, ho capito che per scoprire Firenze e i suoi immensi tesori non basta di certo questo viaggetto. Ci vorrebbe una vita intera.

Per ora va bene così. Da buon Imbruttito mi devo svegliare dal sogno e salire su un treno per Centrale. Ok il Rinascimento, l’arte e la cultura, però mica le fatture le posso mandare a Lorenzo il Magnifico!

Fiorenza dentro dalla cerchia antica,
ond’ella toglie ancora e terza e nona,
si stava in pace, sobria e pudica.
Non avea catenella, non corona,
non gonne contigiate, non cintura
che fosse a veder piú che la persona.
Dante Alighieri, Paradiso XV, 97-102

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