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Sì, il lunedì è una merda, ma ci sono alcuni sgami per sopravvivere

L’ansia arriva già la domenica sera. Quando scegli i vestiti per il giorno dopo, prepari la schiscetta e ti rendi conto che il weekend è inesorabilmente finito. Il lunedì è, per la maggior parte delle persone, l’inizio di un tunnel nel quale non si vede la luce; il giorno in cui ti ritrovi sulle spalle mail e incombenze accumulate sabato e domenica e pure il peso di una settimana che è appena cominciata.

Ma dobbiamo davvero passare la vita a odiare il lunedì? Anche perché quest’anno ci saranno 52 lunedì e questo potrebbe significare 52 giornate chini sul nostro computer e incazzati col mondo. Ecco allora che spunta un libro che potrebbe fare al caso nostro: “Smetti di odiare il lunedì”, appena uscito in Italia e scritto da Bruce Daisley, studioso degli ambienti di lavoro, ex manager di compagnie come Twitter, Google e YouTube. Un vademecum per ritrovare la passione perduta per il proprio lavoro e vivere ogni giorno della settimana, persino il lunedì, con rinnovato entusiasmo.

Daisley propone alcune strategie per migliorare le nostre performance e rendere meno odiose le ore in ufficio. Pronti con carta e penna?



Usare la tecnica del monaco

Si tratta di una tecnica utile per trovare la concentrazione necessaria, senza distrazione o sprechi di energia. “Vedo sempre più imprenditori – scrive Daisley – soprattutto amministratori delegati di piccole startup, che usano quella che io chiamo la tecnica del monaco, e che descrivono così: ‘Io non sono raggiungibile per nessuno prima delle undici di mattina o mezzogiorno, e non sono mai disponibile per riunioni, non rispondo alle email né al telefono prima di quell’ora’. Tutta la loro organizzazione ruota intorno a questo concetto per cui la prima parte del giorno è tempo profondo”. Insomma l’idea è quella di adottare un modello di lavoro misto: un insieme di periodi di quiete alternati a periodi di interazione sociale. “Mentre vi trovate in modalità monaco, cercate di evitare ogni distrazione e interruzione. Il che vuol dire silenziare il telefono e disconnettersi dalla posta elettronica”.

Passeggiatina

“Qualcosa di magico sembra accadere quando facciamo in modo che il sangue si metta a pompare dentro il nostro corpo. E per molte persone una passeggiata offre una delle maniere migliori per liberare la mente e attivare le sinapsi creative. Come dice J.K. Rowling: Niente è come andarsene in giro di notte per farvi venire le idee”.

Gli auricolari sono il top

“Per come la vedo io, gli auricolari non vanno demonizzati. Andrebbero anzi celebrati, nello stesso modo in cui celebriamo il Natale. Festeggiare non è qualcosa che si fa di continuo, solo in certe occasioni. E il miglior modo per potere lavorare con gli auricolari è permetterne l’uso in alcuni momenti da alternare con altri in cui il gruppo stabilisce di non usarli”.

Ma anche meno (fretta)

La fretta è cattiva consigliera, dicevano i nonni. Ah, che grande verità. Il buon Bruce Daisley conferma che situazioni di ansia e di stress da prestazione non fanno bene a noi e al nostro lavoro. Per evitare di accumulare incombenze e sudori freddi, meglio organizzare le urgenze, dando priorità ai compiti realmente impellenti e lasciare serenamente in attesa tutti gli altri.

Essere multitasking non è una figata

Tutti credono che essere in grado di svolgere più attività contemporaneamente sia sinonimo di grande lucidità e produttività, ma il nostro Daisley non è d’accordo. Secondo lo scrittore se vogliamo ottenere di più da noi stessi, dobbiamo concentrarci su una cosa alla volta.

Mai senza pranzo

Che sia una pausa al bar o una schiscetta mangiata in un angolo dell’ufficio, mai rinunciare alla pausa pranzo, preferibilmente in compagnia. Quando siamo costretti (o ci sentiamo in dovere) di saltare il momento del pranzo per continuare a lavorare, causeremo a noi stessi un’inevitabile sofferenza fisica e mentale. Staccare la spina dal lavoro, muoversi, distrarsi, alimentarsi, è fondamentale per recuperare le energie e tornare al lavoro con più carica.

Insomma, voi quanti ne praticate? Noi nessuno…

Articolo scritto da Wendy Migliaccio

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