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Museo chiuso? La Pinacoteca di Brera questo weekend racconterà i quadri via social

Ripartiamo dalla cultura”. Così il sindaco Beppe Sala, che non manca di incoraggiare i milanesi in un momento assai particolare per la città attraverso i messaggi pubblicati sul suo profilo social, ha declamato a gran voce in uno degli ultimi video pubblicati su Instagram. Sorriso e volto rincuorante, assicura di essersi già messo in contatto con il governo di Roma e col Ministro alla cultura Dario Franceschini per dare avvio ad un percorso che possa gradualmente riportare la città, oggi pressoché paralizzata per effetto dell’ordinanza in tema di coronavirus, alla normalità.

Nell’attesa che questo accada, in tanti, con lo spirito resiliente del milanese che si piega ma non si spezza, su più fronti hanno messo in atto lodevoli iniziative per affrontare l’emergenza attuale attraverso modalità alternative che prevedono di non rinunciare alla fruibilità dei servizi anche in una condizione di porte chiuse (è proprio il caso di dirlo). Un modo per non perdere il contatto con la realtà e vivere il quotidiano attraverso gli strumenti offerti dalla tecnologia dei nostri tempi, che sono in grado di superare, bypassandole, le limitazioni imposte dalle misure di stra-ordinaria amministrazione.

La Pinacoteca di Brera, una delle maggiori istituzioni culturali cittadine (e nazionali) – chiusa, fino a nuovo ordine fino al 2 marzo – a cui proprio di eclissarsi non va giù, ha reso nota la propria missione con le parole del direttore James Bradburne: “Rimettere Brera nel cuore della sua città”. I dipendenti della Pinacoteca racconteranno i quadri presenti all’interno del museo tramite i social, una sorta di visita guidata in modalità smart working, come i tempi dettano. I lavoratori della Biblioteca Braidense (che appartiene allo stesso polo museale di Brera) invece, leggeranno fiabe per i bambini, sempre tramite i social network.

Siamo chiusi, ma questo non vuol dire che il cuore ha smesso di battere” – ha detto Bradburne. “Un museo non è soltanto i suoi oggetti fissi, non dobbiamo solo venirci, possiamo offrire il museo, siamo qui per la città, per ogni cittadino, come luogo di ispirazione e consolazione, per aiutare a resistere a tutti i guai che affrontiamo adesso”. Un antidoto alla paura e allo scoraggiamento, insomma. E, naturalmente, anche il buon Jimmy per dare l’annuncio si è servito di un social: a riprova che nell’era dei microblogging e degli aggregatori sociali nemmeno un virus può mettere in quarantena i rapporti umani e lo spirito di condivisione.

Almeno in questo, stiamo vincendo noi.

Articolo scritto da Maria Teresa Falqui

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