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Un profilo Instagram raccoglie gli “Stronzi di Milano”, e uno di loro potresti essere proprio tu!

Che a Milano esistano degli stronzi (come in tutta Italia del resto) è risaputo.

Ma voi conoscete gli “Stronzi di Milano”?

C’è un profilo Instagram che si chiama proprio così e da quasi 2 anni – il primo post è datato febbraio 2018 – pubblica illustrazioni simpatiche e colorate e didascalie esilaranti per descrivere i personaggi più o meno bizzarri che popolano la città meneghina. L’influencer, il terrone rinnegato, il bocconiano, la sciura, la frociarola, l’ambulante, il pendolare, la stagista, lo studente moda, il commercialista, il capo… se vivete a Milano questi personaggi vi saranno familiari. I loro profili sono variegati ma hanno un fil rouge a unirli: sono tutti irrimediabilmente stronzi!

Ho intervistato le persone che hanno dato vita a questo progetto e che – con sorpresa di alcuni, come mi raccontano loro – sono tutte donne.

“La mamma degli stronzi, la Marti (@suorasnob) che assieme alla Polh (@la_polh) scrive i testi. Poi ci sono mg (@virginruhm), la nostra illustratrice di omini, e la Fritzi (@fritzifr) che è la nostra account e si occupa anche di fare quelle cose burocratiche che noi stronze non siamo in grado di fare.”

Sì, perché per scrivere di stronzi devi essere stronza inside pure tu, chevvelodicoaffare. Il tono del profilo Instagram è sarcastico: “Stronzi di Milano nasce dall’esigenza di creare una cosa nostra e di esprimerci in totale libertà, e per farlo abbiamo scelto il mezzo che più ci appartiene: la lamentela! Non si tratta tanto di una lamentela/polemica quanto di un istinto di sopravvivenza, i nostri toni sono sarcastici e il nostro intento non è assolutamente quello di offendere, ma al contrario di poter scrivere ciò che pensiamo senza essere troppo politicamente corrette.”

Effettivamente, una volta che si comincia a seguire il profilo, si entra nel mood stronzo e diventa quasi una droga l’attesa del nuovo Stronzo (ne esce più o meno uno a settimana). L’hype cresce e devo dire che non è mai deluso: ogni stronzo ti fa pensare a quelle volte in cui anche tu hai incrociato per Milano personaggi del genere… oppure, ti rendi conto che quel personaggio sei proprio tu. Anche il Milanese Imbruttito potrebbe essere a pieno titolo uno Stronzo di Milano!

Ma come nasce uno Stronzo di Milano?

“Ogni nuovo stronzo è esperienza diretta della nostra vita. Crediamo che per riuscire a far ridere davvero (gli altri ma anche noi in primis) possiamo farlo solo scrivendo di noi o cose attorno a noi. Questo perché fondamentalmente la pagina degli Stronzi di Milano per noi ha la funzionalità un po’ da diario segreto e come seduta dallo psicologo. Spesso riceviamo richieste del tipo ‘perché non scrivete l’avvocato?’, la risposta è semplice: non li frequentiamo.”

Io sono particolarmente affezionata ad alcuni di questi stronzi, tra cui Il terrone rinnegato, per mie ragioni biografiche dato che sono una siciliana emigrata a Milano – anche se non rinnegherò mai le mie origini. Il terrone rinnegato è quello che “quando gli chiedi di dove è ti risponde ‘Son de Milàn’ e quando gli fai notare che ti suona strano dal momento che ha l’accento pugliese si corregge con ‘Vabbè d’adozione. Ormai son qua da 10 anni, son milanese’” (dal profilo Stronzi di Milano).

Ho chiesto alle founder se avessero una sorta di Stronzo del cuore, anche se la scelta qui è davvero ardua eh, e infatti “scegliere è impossibile, ogni stronzo ha una storia a sé perché parla di noi o perché siamo noi, perché è la nostra ex o il nostro next, perché l’abbiamo scritto a quattro mani o perché ancora deve essere scritto”.

A volte lo stronzo non è un singolo personaggio, ma può essere anche qualcosa che accade in maniera peculiare a Milano. Ad esempio, la design week, che quando si svolge ti fagocita nella sua kermesse di happy hour con cibo a scrocco (si spera) e installazioni delle quali molto probabilmente non capiremo una mazza (ma fingeremo di sì perché ci riscopriamo tutti designer-sarcazzo). Del resto, recitano gli Stronzi: “Le uniche vere passioni che accomunano questi neo intellettualoidi sono l’open bar, le feste gratis e la possibilità di poter postare una fotuzza di spessore tra un selfie del culo e l’altro”.

Stronzo può essere anche un quartiere o una via iconica di Milano, ad esempio Via Lecco: “Via Lecco è la passerella perfetta per abbinare una FACCIA alla foto CAZZO del tuo match su Grindr e nel caso rimanessi deluso ci sono almeno altre 78 alternative da ‘ospitare’ per la notte” (con questa io ho volato, per me è amore totale).

Oppure, fottutamente stronza può essere Milano in uno specifico periodo dell’anno: tipo, agosto. Chi rimane ad agosto a Milano (non io, che scappo per il mare in Sicilia e ciaone) sa di cosa stiamo parlando. L’illustrazione di questo Stronzo sul profilo Instagram dice tutto: l’immagine è totalmente bianca, rappresenta la desertificazione della nostra cara città in questo mese, un’assenza di esseri umani, e quindi anche di stronzi, per la quale alcuni – quelli che restano e fingono sia stato per scelta e non per mancanza cronica di sghei – ringraziano (meno puzzo ascellare sui mezzi, meno smadonnamenti nel traffico, meno file per entrare a Palazzo Reale, eccetera).

In questo modo un profilo satirico come quello degli Stronzi di Milano finisce anche per raccontarci le mille facce di questa città, tra cui quelle inclusive e fuori dagli schemi, le realtà dinamiche e a volte anche contraddittorie che la popolano e convivono in essa. Quegli aspetti del vivere a Milano per i quali, alla fin dei conti, la amiamo.

Ma allora come si fa a diventare uno Stronzo di Milano (e vantarsene magari), c’è un identikit da rispettare?

“Non esiste un solo identikit. Milano è fatta di una moltitudine di persone, di occasioni, situazioni e complicazioni”, mi rispondono le founder del progetto. “Se vivi a Milano e ti guardi allo specchio, è probabile che lo stronzo di Milano sia tu.”

Ecco, un caro saluto allora a tutti gli stronzi e le stronze, ci si vede sicuramente in giro per Milano raga!

Articolo scritto da Marvi Santamaria, autrice del blog Match and the City

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