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Due settimane di quarantena e ho finito Internet. E adesso?

Sono chiuso in casa dal 6 marzo, venerdì. Diciamo che, più che una scelta, è stata pigrizia. All’inizio è stato un susseguirsi di sere in cui l’unica compagnia che volvevo era Netflix e l’unico segnale dal resto dell’umanità è stato il citofono per la consegna del cibo.
Poi è scattata la quarantena. E all’inizio, da Imbruttito, mi sono pure detto: va là, nella sfiga, che occasione. Finalmente posso dare sfogo al mio spirito da addicted della serie tv che la giornata lavorativa limita solo alle ore notturne.

Ma è stata una discesa all’inferno, senza neanche l’ascensore. Un benvenuto eclatante nel mondo della noia che si può riassumere in 5 step.

1_Il fondo di Netflix

Lunedì mattina: mi preparo, mi vesto (perché anche la libidine deve essere approcciata seriamente) e mi attacco alla tv. Felice come un diabetico a dieta di fronte al filetto di angus dei dolci: il tiramisù solo crema edition. Mercoledì sera, la tremenda rivelazione: ho finito Netflix. Sì, non è che ho visto tutto. Ma diciamoci la verità: i gusti son gusti, ma a tutto c’è un limite. Per me quel limite è rappresentato dagli stand up comedian, fate i bravi. Ne vedi uno e ridi, due e sorridi, al terzo capisci che vedere uno spettacolo live in tv è come dire di essere un latin lover ma le uniche ragazze che sanno il tuo nome sono quelle di youporn. Il piacere c’è, ma è sicuramente limitato.

2_I fratelli coi brufoli di Netflix

Mi iscrivo a tutte le piattaforme di streaming che conosco. Dopo qualche ora, provo lo stesso smarrimento di un padre che sente il figlio la cui massima aspirazione, dopo una laurea in ingegneria microvulcanica applicata alla pelotecnologia ultrasonica, è di partecipare alla Pupa e il Secchione. Come pupa.
La noia mi sale più spaventosa di un dentista con la tremarella. Passa un notiziario. La giornalista è in esterna. Ma perché non stanno a casa?
E vado a lavarmi le mani una volta di più, anche per loro.

3_La comprensione della realtà

Capisco che l’insoddisfazione che provo non è tanto legata a ciò che vedo, ma al fatto che voglio toccare con mano vita degli altri proprio come un bagnino romagnolo vuole fare con una quinta di reggiseno.
Scorro le storie di Instagram dei miei amici, allargo il raggio d’azione ai personaggi famosi, gli influencer, fino alla Fukushima dei social network: gli artisti anziani. Non mi basta, vado oltre. Tik Tok.
Ma nella mia testa, il Coronavirus è più pressante di mia madre che mi chiede quando mi sposo. Certo, sti ragazzi sono tutti nelle loro camerette, ma più li guardo, più inizio a provare il desiderio inespresso di tutte le tute acetate del mondo: lavarsi più spesso. Vado a lavarmi le mani con il sapone antibrufoli, non si sa mai.

4_I siti porno

La verità è chiara. Sono in astinenza da gente e i social dicono tutti la stessa cosa: che palle. Per trovare qualcuno che sappia qual è il significato della vita, vado sui siti porno. Ma sento il bisogno di un affetto, non voglio essere sedotto e abbandonato. Cerco i video coi fidanzati, ma voglio sapere se si amano davvero. I tradimenti, lo stesso: vorrei sapere se poi si rimettono insieme. Persino le granny, mi incuriosiscono. Categoria: Italian.
Ma scopro presto che sono tutte storie finte: non ce n’è una che cucina.
Fino a che anche qui la questione dell’igiene del Coronavirus si mischia col retaggio cattolico. Mi lavo le mani, ma con l’acqua della Madonnina di Lourdes.

5_I forum

Sono disperato. Solo. Per trovare un briciolo di umanità, vado a caccia delle ultime persone al mondo che discutono ancora sui forum: le casalinghe.
Grazie a loro, scopro 100 modi diversi per pulire qualsiasi cosa. Eseguo: finestre, pavimenti, l’interno dei cassetti. Ma quando ci ritroviamo a discutere di “Come pulire le cose che usiamo per pulire”, capisco che stiamo andando troppo oltre. Lo faccio timidamente presente.
Mi rispondono che per me, Miss Casalinga finisce qui.

A questo punto, deluso e disordinato sentimentalmente, esco di casa. Vado a fare la spesa. Anche perché stare seduto, immobile a mangiare, non solo mi ha svuotato la dispensa, ma mi sta trasformando in uno strano incrocio tra Gerry Scotti e una ragazza Cin Cin. Praticamente, Umberto Smaila con le tette. Ma in realtà è solo una scusa per vedere altra gente.
Così suono al campanello della signora di fronte a me. Che apre appena lo spioncino. Fa bene, è anziana e io mi sento una persona migliore.
“Signora Maria, vado al super. Vuole che prenda qualcosa al posto suo?”
“Sì, il Coronavirus! Stai a casa, pirla!”

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