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Diario tragicomico della mia (terza) settimana di quarantena

Terza settimana di quarantena. Solo tre? In realtà la mia vita è totalmente cambiata in rapida progressione in poco più di un mese. Da tre settimane tengo questo diario condiviso con voi e sono più di quindici giorni che non esco dal portone. Nemmeno per fare la spesa.

Non è per niente semplice, ma bisogna riuscire a guardare oltre. C’è chi si appella alla religione e alla figura del Papa. Altri semplicemente invocano San Netflix. Per tanti che gridano al complotto sui social, ci sono quelli che inveiscono contro il runner di turno reo di aver fatto cinquanta volte il giro intorno al palazzo (per rimanere nei 200 metri). Dal mio punto di vista non giudico nessuno. Ognuno si sfoghi come vuole, seppur mantenendo le distanze. Il mio personalissimo approccio per esorcizzare la paura è cercare di sorridere, mettendovi in CC ai miei pensieri.

GIORNO 1 – STAMPARE O NON STAMPARE?

La collezione primavera-estate di moduli per l’autocertificazione rimarrà nella storia della burocrazia italica. A che versione siamo arrivati? Quando sento al TG che è uscito un nuovo aggiornamento, il dilemma si pone. Stampo per precauzione o me ne sbatto altamente? Prevale sempre la seconda opzione. Greta Thunberg apprezzerà il risparmio di carta e toner. In realtà, cazzomene. Tanto non devo uscire, quindi non serve nemmeno la giustifica.

GIORNO 2 – SPEGNIMENTO DEI SOCIAL

Ci riempiamo la bocca di riflessioni sul tempo recuperato. Concentrarsi sulle proprie passioni. Vivere lentamente e tanti bla bla. Poi vai a vedere il tempo che passiamo ogni giorno sui social network e ti prende un colpo. Le reti sono intasate. Post e stories su qualsiasi cosa. Dai massimi sistemi sino alla pizza fatta in casa. L’unica soluzione pare proprio quella del digital detox. Per staccare tutto non serve nemmeno aspettare un Decreto o una diretta Facebook di Giuseppe Conte. Basta lasciare scaricare la batteria dello smartphone e aprire un buon libro.

GIORNO 3 – LE DERRATE ALIMENTARI

Vi ho raccontato la settimana scorsa che la super organizzazione della mia dolce metà consente svariate settimane di autonomia alimentare. Mangiando comunque sano, ci tengo a precisare per gli scettici. Ok, ma visto che qui la faccenda è lunga, devo già pianificare il dopo. Cosa fare quando saranno esaurite le scorte? Ho sempre odiato comprare on line, preferendo il contatto umano. Tuttavia in questa situazione di emergenza, oltre a essere diventato ipocondriaco, mi sono anche trasformato in un cane da trifola del web. Sono registrato a millemila siti di e-commerce alimentare. Ogni notte si consuma una guerra cibernetica alla ricerca di slot disponibili per la consegna. Pagamento elettronico. Per la sicurezza di entrambi il corriere appoggia il pacco all’ingresso. La firma non serve, basta alzare il pollice da lontano. Risalgo e metto il pacco in quarantena in luogo fresco e asciutto. Grazie e buon lavoro a tutti i corrieri che in questa situazione trasportano generi di prima necessità. Magari noi evitiamo di ordinare roba inutile…

GIORNO 4 – ACQUA AZZURRA, ACQUA CHIARA

Ok il cibo, ma l’acqua? Abbiamo ancora un po’ di scorta. D’altronde prima di questa pandemia la nostra minerale preferita era in offerta al 50% e ho riempito l’auto. Sì, ma quando finirà? Le mie certezze vacillano. La prima risposta che mi viene spontanea è allora beviamoci tutto il vino. In realtà non si può smartworkare pigiando i tasti da sbronzi, quindi? Quindi la soluzione ce l’ho sotto gli occhi. Dal rubinetto della cucina sgorga in quantità una cosa strana che si chiama acqua potabile. Inizio a fare inutili ricerche su internet cercando conferme sul fatto se si possa bere o meno. Se si chiama potabile…beh magari per levare un po’ di gusto di cloro la farò bollire prima. Bear Grylls sarebbe orgoglioso di me, ma soprattutto, se l’acqua del rubinetto l’avesse avuta mio nonno in tempi di guerra…

GIORNO 5 – MALEDETTA PRIMAVERA

Fa freddo, ma è primavera. Dalla mia finestra vedo in lontananza alcune piante fiorite. Penso al mio orto urbano. I weekend di marzo dovevano essere dedicati a prepararlo per la nuova stagione. Invece dovrò attendere. So già che troverò erba alta da sradicare, terra da vangare e concimare. Molti questa sera sono tristi perché hanno definitivamente cancellato il Salone del Mobile. Io perché non so se quest’estate potrò mangiare i miei pomodori.

GIORNO 6 – VITA MONDANA

Lo Skype bar è sempre aperto. Basta mettersi d’accordo sull’orario. Tutti con il drink in mano, ma dal proprio salotto. L’aperitivo da remoto è la nuova tendenza 2020. D’altronde nemmeno un virus pericolosissimo può fermare la nostra voglia di socialità. Ovviamente anche l’outfit vuole la sua parte…vuoi mica presentarti in pigiama?

GIORNO 7 – ORA LEGALE

Confesso che me ne stavo dimenticando. Me lo ha ricordato mia nonna, 92 anni, al telefono. Questa domenica si spostano le lancette in avanti e si dorme un’ora in meno. O forse si dorme uguale, ma ci si sveglia un’ora più tardi. Possiamo girarla come vogliamo, ma il weekend dura di meno. Abbiamo sospeso/cancellato un sacco di cose, non potevamo fare qualcosa anche per l’ora legale?

E così anche un’altra settimana è passata. Stiamo vedendo di tutto e di più in giro per il mondo. Pure Boris Johnson, primo ministro inglese e gran visir dell’immunità di gregge, è tra le prime pecorelle contagiate del suo paese. Indulgenza plenaria anche per lui.

Consentitemi infine di mandare un pensiero a tutti i miei amici negozianti di quartiere. A loro, come ai tanti che vedono il proprio fatturato messo in pericolo da questa brutta situazione, vorrei dire che torneremo ad affollare le vostre botteghe e i vostri locali. Il mondo e l’economia cambieranno forma. Però non ci scorderemo mai l’importanza della socialità.

Per salutarvi, vorrei citare Carlo Petrini, fondatore di Slow Food.

“Bisogna fare uno sforzo di fantasia. Io penso a una versione moderna delle botteghe, gestite da giovani. Con l’accesso a internet. con tutta una serie di servizi, dove magari si può ritirare la pensione. Ci vogliono nuove idee. A salvarci sarà la diversità”.

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