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Filtri birichini: direttrice diventa per sbaglio una patata in video call e fa impazzire il web

Parola d’ordine: smart working. Chi può, lo sappiamo, in questa fase di emergenza deve lavorare da casa. Ecco allora che stanno proliferando le riunioni in video collegamento, fondamentali per gestire i propri impegni anche a distanza. La tecnologia ci sta sicuramente dando una mano, anche se ogni tanto si diverte a giocarci qualche scherzetto. Ne sa qualcosa Lizet Ocampo, direttrice di People for the American Way, un’organizzazione che si occupa di incentivare gli elettori di etnia latinoamericana negli Stati Uniti a votare per aiutare i candidati progressisti a vincere le elezioni.

La Ocampo si era collegata con alcuni colleghi per un meeting di lavoro. La donna, però, si è dimenticata di aver precedentemente scaricato una libreria di filtri, e così improvvisamente il suo viso si è trasformato in una patata non ancora colta, con il terriccio sullo sfondo. “Ero così confusa. Non capivo come mai mi fossi trasformata in una patata. Ma poi, di tante cose, perché proprio una patata?”, ha poi scherzato la direttrice, che sul momento ha provato a disattivare il filtro senza successo. “Alla fine ho semplicemente rinunciato a tentare e sono rimasta con l’aspetto di una patata per il resto della chiamata”.

Se l’imbarazzo con i colleghi non fosse stato sufficiente, la divertente trasformazione della signora Ocampo ha fatto il giro del web, scatenando l’ilarità in tutto il mondo. Un’iniziativa della sua collega Rachele, che ha pensato bene di condividere il simpatico incidente su Twitter, con tanto di screenshot della videoconferenza con la patata. Poco male visti gli oltre 900mila like e i migliaia di retweett, che magari hanno fatto alla Ocampo – e soprattutto alla sua organizzazione – anche un po’ di pubblicità. Lei, in ogni caso, l’ha presa con ironia, tanto da aver persino cambiato l’immagine del suo profilo con quella del suo nuovo alter ego patata. Con tanto di scritta: “PatataBoss dice: State piantate, salvate vite”.

Articolo scritto da Wendy Migliaccio

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