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Memorie tragicomiche dalla quarantena: siamo tutti sullo stesso ‘plateau’

Eccoci di nuovo qui. La Quaresima è quasi finita, ma invece la Quarantena?

Le scritture – sacre e profane – dicono che entrambe dovrebbero durare quaranta giorni. Dopo ci dovrebbe essere la Resurrezione che cancella di botto tutti gli sbatti patiti.

Questo nella teoria non fa una piega. Poi bisogna sempre fare i conti con la pratica.

Viviamo una pandemia globale. I quaranta giorni non si iniziano a contare da quando ciascuno di noi si è barricato in casa. Sarebbe troppo semplice

I quaranta giorni partiranno invece da quando l’ultimo pirla sulla faccia della Terra si accorgerà di essere veramente in pericolo e adotterà tutte le precauzioni necessarie per non essere contagiato.

Può essere il nostro vicino di casa pensionato aggrappato alle abitudini che esce tutti i giorni per farsi il solito giretto (o per scavalcare la recinzione degli orti urbani in lockdown, rischiando una multa equivalente a dieci anni di raccolto). Oppure anche qualche potente capo di stato che pensava di essere immune al virus.

Nel mentre, per noi pionieri della quarantena i giorni passano. 30, 60, 90…..(90 come sappiamo non sono mai giorni!)

Questo è il plateau, l’altopiano. Una condizione di stabilità prolungata (di nuovi contagi, ricoveri e, purtroppo, ancora vittime…). In pratica sei obbligato a stare a Courma, quando vorresti già essere a bomba in discesa verso Santa.

La verità è che non sei nemmeno in una baita di montagna, ma barricato in un appartamento cittadino con la tua dolce metà. Ti ritieni anche fortunato perché siete due smartworkabili. Uno pigia i tasti in stanza e l’altra in cucina. Tutto il mondo fuori. O a cliccare sul sito crashato dell’INPS…

J-Ax nel lontano 1996 pensando al futuro cantava adesso ognuno è chiuso nella propria stanza, ma anche ormai si parla solo tramite Internet.

Non siamo ancora nel 2030, ma la realtà è ora raccontata dalla TV e dal web. Convertita in una lunga sequenza di video e GIGAbyte. Interrotta solamente da sirene d’ambulanza. Queste purtroppo molto reali.

Pensate, con la mia dolce metà siamo arrivati a commuoverci guardando riprese spettacolari di Milano in una fiction su Rai 1. Protagonista Luca Argentero nei panni di un medico. Chissà quando potremo tornare serenamente a farci una passeggiata in Gae Aulenti…

Amore, questo weekend mi dovresti tagliare di nuovo i capelli sono già ricresciuti, dico io. Sì, ma questa volta ti metti fuori che l’ultima volta ho dovuto raccoglierli per due giorni in casa, risponde lei. Prego che nessuno mi fotografi durante la rasatura. Non voglio finire sul Milanese Imbruttito, involontario protagonista di un meme ironico. Già vedo il sottotitolo: IL BALCONE DI BELLEZZA. Centinaia di commentatori che mi danno del Giargianes

L’outfit è importante anche per la vita sociale. Quale vita sociale? Tra videochiamate e aperiSkype devo dire che è molto intensa. Si può anche bere lo stesso vino con gli amici e commentarlo in videoconferenza. Dopo la degustazione, spenta la webcam, ognuno si sgolerà la sua bottiglia a casa propria. Magari raga partiamo con un Franciacorta…sbocciare una bolla lombarda, della provincia di Brescia, in questo momento ha pure una valenza simbolica. Fatto!

In tutto questo non mi sono reso conto che il mio diario della quarantena è diventato un quaderno. Non tengo più il conto dei giorni. Come quando durante le pulizie di Pasqua trovo in fondo a un cassetto una Smemo di dieci anni fa inutilizzata. Inizio a scrivere i miei pensieri sulle pagine bianche senza badare allo scorrere dei giorni, delle settimane, dei mesi.

Viviamo in un paese dove – ironia della sorte – il Ministro della Salute in carica durante una pandemia globale fa Speranza di cognome. Quindi, a prescindere dal colore politico di ciascuno, spèrem veramente tutti di scorgere quella lucina in fondo al tunnel.

Sono le 18 di un giorno qualsiasi, non importa più quale. Parte il bollettino della Protezione Civile. Sono certo che qualche mio amico sta annotando i dati su un foglio excel per sviluppare un modello epidemiologico homemade. Io ascolto. Non sempre i numeri sono la rappresentazione scientifica della realtà.

Una cosa è certa. Al momento siamo sul plateau. Speriamo che a qualche aquila non venga in mente di fare il pranzo di Pasqua e la grigliata di Pasquetta con parenti e amici. La valigia per Courma non è ancora stata disfatta e, sinceramente, di scalare il Mont Blanc non ho molta voglia!

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