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Case, terrazze e quarantena: come cambierà il mecato immobiliare dopo il virus

Figa, chi ci era mai stato a casa così tanto.

Mai avremmo pensato che un giorno saremmo rimasti tra le mura domestiche così a lungo da dover continuare a convincere Netflix che “sì, stiamo ancora guardando”.

In una pausa tra una serie Tv e l’altra, però, abbiamo anche trovato il tempo di analizzare la nostra abitazione in ogni suo aspetto, ponderandone pregi e difetti con un’attenzione al dettaglio degna del miglior Sherlock Holmes.

Mario Bregia, presidente di Scenari Immobiliari, ha così commentato la nuova realtà che sta toccando oltre 30 milioni di famiglie italiane: “La casa non è più solo il luogo dove si mangia e si dorme, ma è diventato oggetto multifunzione. Oggi qui si lavora, si studia, si passa tutto il proprio tempo libero”.

In tanti, a saperlo, avrebbero probabilmente fatto altre scelte in ambito immobiliare. Case più grandi, più luminose, meglio equipaggiate a supportare lo smart working e la parziale interruzione dei rapporti col mondo esterno.

Basti pensare all’ironico destino del terrazzo, passato nel giro di pochi mesi da “boh, magari ci stendo i panni” a bene di lusso più ambito dagli italiani: l’oro nero degli arresti domiciliari.
In questi giorni possedere un’abitazione con terrazzo o giardino ti rende automaticamente una sorta di Lorenzo il Magnifico dell’area C.

Come dite? La vostra abitazione risponde già a queste caratteristiche? Benissimo.
Il mercato immobiliare di domani è dalla vostra parte, e saranno proprio queste abitazioni a conservare un valore degno dell’investimento.

Stando alle previsioni, infatti, si dovrebbe registrare un calo delle compravendite che potrebbe arrivare a toccare (nei casi limite) le 110mila unità. A pesare, ovviamente, la chiusura temporanea delle agenzie immobiliari e l’impossibilità di effettuare visite.

Sono poi da considerare gli effetti dell’inevitabile crisi economica che toccherà tutti i settori, incluso quello immobiliare, con un calo che oscillerebbe tra 1,1 e il 3,1%.

Sì, sono stime nazionali e bisogna sempre considerare come Milano rappresenti un unicum sulla scena del Paese, ma il cambiamento di trend dovrebbe influenzare anche il capoluogo lombardo.

“Da questo terribile evento scaturisce la consapevolezza di quanto valgano poco molte delle case che abbiamo. Anche la fascia di mercato solvibile, che ha acquistato case nuove, si rende conto che la casa piccola è inadatta a creare comfort”, ha poi concluso Breglia.

È quindi molto probabile che gli acquirenti di domani cambino le proprie priorità nei confronti della casa.
Se da un lato non cambierà l’avvicinarsi dalla provincia verso la città, è probabile che il centro storico non sarà più l’opzione maggiormente ambita.

Le zone calde del futuro potrebbero quindi essere quelle agli estremi del centro urbano, in modo da consentire l’acquisto di immobili dalla maggiore metratura senza sacrificare la vicinanza dal centro.

Cari Imbruttiti, scusate il giro di parole, ma in soldoni sembra proprio essere la rivincita della Giargiania.

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