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Turismo, commercio, lavoro: ecco come potrebbero andare le cose a Milano nella fase due

La fase due di questa emergenza sta per vedere la luce (si spera). La Regione Lombardia ha chiesto al Governo la possibilità di riaprire a partire dal 4 maggio. “La Lombardia guarda avanti e progetta la nuova normalità‘ all’insegna della prevenzione, della cura e della programmazione. Dal 4 maggio, la Regione chiederà al governo di dare il via libera alle attività produttive nel rispetto delle Quattro D: distanza (un metro di sicurezza tra le persone), dispositivi (ovvero obbligo di mascherina per tutti), digitalizzazione (obbligo di smart working per le attività che lo possono prevedere) e diagnosi (dal 21 aprile inizieranno i test sierologici grazie agli studi in collaborazione con il San Matteo di Pavia)”. Sono queste le parole contenute in una nota del Pirellone.

Insomma, cosa cambierà per la nostra città? Innanzitutto il turismo: la Milano da bere, quella delle sfilate, dei turisti asiatici in coda per fotografare il Duomo e dell’aria cosmopolita, per un po’ dovrà mettersi da parte. Bisognerà incentivare il turismo tra connazionali, come ha spiegato l’assessore comunale Roberta Guaineri, i cui obiettivi si concentrano su luglio: “Dobbiamo far sì che già questo mese sia attrattivo. Vogliamo anche contattare le altre città lombarde come Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova, per capire se si riescono a mettere in campo sinergie e progettare attività di attrattività reciproca”.

Per quanto riguarda la mobilità, è altamente probabile che si intensificherà l’uso dell’automobile. Le persone avranno, comprensibilmente, paura a prendere i mezzi pubblici ma in questo modo a pagare sarà, ancora una volta, l’aria di Milano. Il sindaco Beppe Sala ha proposto di spalmare le aperture delle scuole proprio per evitare l’assembramento dello smog: “Ma dovremo lavorare anche sui servizi, gli uffici, le stesse università potrebbero puntare più sul sabato”. Per quanto riguarda il lavoro, non ci sarà un ritorno in massa negli uffici, nei negozi o nelle aziende, ma se possibile si favorirà ancora lo smart working sfruttando le tante possibilità offerte dalla tecnologia. Chi invece tornerà fisicamente al lavoro dovrà necessariamente trovare misure di sicurezza adeguate per limitare i rischi di contagi.

Infine il commercio. Per tornare a girovagare in corso Buenos Aires o affollare i centri commerciali dovremo aspettare ancora un po’ e intanto si continuerà a incentivare l’e-commerce. “Anche i negozi in parte dovranno ripensare gli spazi per attrezzarsi con le spedizioni, diventando una sorta di ambulatori in cui la sicurezza sarà fondamentale”, ha spiegato Sandro Castaldo, professore del dipartimento di Marketing della Bocconi, interpellato da Repubblica. Grandi cambiamenti anche nei ristoranti: “Il take away dovrà diventare un’esperienza, un racconto. Anche le sale cambieranno, con tavoli distanziati, magari più turni, app e per ordinare a distanza”.

Che fatica, insomma…

Articolo scritto da Wendy Migliaccio

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