14 0

Figa, lo smart learning: cronache di un’insegnante Imbruttita ai tempi della quarantena

La mia quarantena è iniziata il 24 febbraio. All’inizio mi sono sentita spiazzata, spaesata e alienata: come farò ora senza i miei alunni? Sticazzi, si sopravvive, direte voi. Svolgendo una professione fatta di relazioni sociali ed empatia come quella dell’insegnante, ho però sentito vacillare la terra sotto i piedi. Mi sono seduta a riflettere e mi sono chiesta: cosa posso fare io per stare vicina ai miei marmocchi, per rassicurarli e non farli sentire abbandonati a se stessi? Quello che so fare meglio: far sentire loro che ci sono, e non solo con la didattica e l’insegnamento a distanza. Riempire le loro mattinate esattamente come facevo prima che il virus ci allontanasse. Tutto bellissimo, poi sono arrivate le lezioni via webcam.

La mia vita è diventata un pendolo che oscilla tra videolezioni in diretta, verifiche in modalità istantanea, interrogazioni, registrazioni vocali e presentazioni in power point degne della NASA. Il tempo passato davanti al pc è decuplicato, gli occhi si sono arrossati e il mal di testa è diventato una costante. Pazienza. È il prezzo da pagare vista la situazione. Ovviamente ci è voluto un po’ per entrare nel meccanismo dello smart learning, sia per me che per gli alunni, e gli incidenti di percorso non sono mancati: tanti piccoli aneddoti che hanno rallegrato le mie giornate…

C’è stato R che, al primissimo collegamento della primissima videolezione, ha tirato un porcone in diretta. Se il buongiorno si vede dal mattino…
Poi K, quasi sempre assente, e se presente addormentato. Letteralmente (tanto senza webcam né microfono come fa a capirlo la Prof? Eh, sei furbo solo tu).
Quella leccaculo di G, che ogni giorno mi dice: “com’è bella oggi Prof!”. Sì, certo, una cessa a pedali versione quarantena. Per favore…
Poi A sempre in ritardo, scombussolato dal jet lag della quarantena. Porello.
F che o toppa le scadenze, o non mi consegna i compiti assegnati e mi chiede spiegazioni via mail delle dimenticanze che le ho segnato a registro. Questa farà politica, sicuro.
R che chiede se può fare colazione perché non è riuscita a farla prima. Ma certo, il latte lo vuoi macchiato caldo o freddo?
G che non si fa vedere in video perché ha ancora su il pigiama rosa confetto che le ha regalato la nonna, ma i primi secondi dimentica la cam accesa. SERENA, NON LO HA VISTO NESSUNO.
Poi c’è L, sempre impeccabile: in camicia anche in casa. Vero Imbruttito.
C’è stato A che mi ha chiesto scusa perché si è accorto che sua sorella ha scritto sotto i compiti che mi ha consegnato: “ho sparato tutto a caso ahahahahahah”. Infame.
Un altro A. che ha copiato tutta la tesina su internet e crede che io non me ne sia accorta. Non mi freghi.
Poi ci sono i tanti (furbetti) che sono miracolosamente diventati dei geni dell’analisi del periodo. Bello cercare online, eh?
L’interrogazione a M con special guest la mamma che suggerisce in sottofondo. Signora la sento.
Poi c’è stato l’inseguimento ad A via mail, senza successo. Disperso. Chi l’ha visto? Sarà il caso di chiamare la Sciarelli?
Poi c’è A (oh, tutti A, che vi devo dire) che, sfrontato e sfacciato come pochi, mi chiede: “Prof. ma quindi quest’anno saremo tutti promossi?” ECCALLÀ! Lo sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento… Sì, ma non fatemi incazzare.
Poi c’è stata A (giuro, di nuovo A) abbastanza lavativa e con poca voglia di fare, che però un giorno mi ha spiazzata dicendomi: “Ma Prof, cosa le facciamo a fare le vacanze di Pasqua? Tanto siamo tutti costretti a stare in casa… Almeno lei ci riempiva le giornate!”. SO’ SODDISFAZIONI!
E infine L, che mi ha inviato questo messaggio il giorno di Pasqua:
“buona pasqua proff e teniamo duro che ce la facciamo”.

Sì, ragazzi, teniamo duro che ce la facciamo… Però Pasqua maiuscolo cazzo!

Articolo scritto da Martina Cantamessa

Commenti Facebook

Il Milanese Imbruttito

Una pagina Facebook che nasce dopo un’attenta e imparziale osservazione della città, delle sue abitudini, del suo linguaggio e delle diverse tipologie umano/metropolitane che vivono e lavorano a MILANO.

La chiave e il tono ironico/realista che ne caratterizzano i contenuti, la identificano come riferimento e testimonianza moderna delle dinamiche sociali e dei cambiamenti linguistici all’interno della città.

Il Milanese Imbruttito non è né in orario, né in anticipo, né in ritardo; è già lì!

Vieni a trovarci sui nostri social!