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Condominio in quarantena: storie di ordinaria “follia” tra vicini nei giorni del virus

In una città come Milano, i rapporti tra vicini sono molto diversi rispetto a quelli che ho visto crescendo nella provincia.

Le relazioni di vicinato a Milano sono piuttosto FORMALI; tutti molto riservati nella nostra abitazione seppur curiosi verso l’altro, guardiamo con rispettosa diffidenza al dirimpettaio.

Nella mia teoria, questa meccanica relazionale si è sviluppata a braccetto con l’evolversi del modo di abitare nella city. A Milano è normale cambiare 3,4,5 e più volte casa nell’arco di un tempo piuttosto breve. A questo, si aggiunge il ritmo frenetico di chi non può mai fermarsi, nemmeno per un “Come va?”, perché si sa, siamo sempre in sbattimento.

Potrei riassumere questa relazione utilizzando la parola freddezza.

Eppure, so che non rappresenta perfettamente lo stato delle cosa. O meglio, rappresentava. Perché anche nello strazio di questa quarantena, una cosa positiva è successa: i vicini sono ritornati ad essere vicini, con la V maiuscola come quelli della mia infanzia.

Saltando in toto la solita retorica sulla capacità umana di tirare fuori il meglio nel peggio (è pieno internet di esempi che smentiscono questa teoria), preferisco concentrami su com’è cambiato lo status della relazione del mio palazzo. Per capirci, se dovessi spiegarlo con le app, il mio condominio è passato dall’essere iscritto a Tinder – senza mai aver fatto un match – a My Fertility (l’app per monitorare i giorni in cui darci dentro per concepire).

Tutto è iniziato quando, dopo 3 giorni di quarantena, stanchi di stare in casa tutto il giorno, i miei vicini hanno iniziato con timidezza ad affacciarsi ai balconi, alle finestre e sui pianerottoli della nostra casa di ringhiera, stile vecchia Milano. Questo ha innescato una serie di eventi che ci hanno portato a passare dal LEI al TU nel giro di mezz’ora. E come in una grande comune, sono nati spontaneamente i nuovi ruoli all’interno di questa micro società – che come tutte le realtà, ha visto anche le sue piccole guerre.

Il terzo giorno, cioè il primo della nuova relazione tra vicini, è stato quello della Vedetta Lombarda. Questo vicino presidia le scale del terzo piano, collegate al pianerottolo dello stesso. Controlla chi entra, chi esce, chi si muove, chi respira. Dalla sua posizione strategica, riesce a tenere sotto controllo sia il piano inferiore, che quello superiore e ultimo. Passa le giornate a leggere il giornale sul ballatoio, scambiando cenni di intesa con chiunque esca per la spesa o la spazzatura. Attenzione, sembra assorto nella lettura, ma in realtà sta aggiornando un database mentale in cui registra gli spostamenti di tutti. Per questo, sa benissimo quando fare il terzo grado a qualche inquilino che sta uscendo un po’ troppo, dati alla mano. È responsabile di ristabilire l’ordine e di mantenere la tranquillità nel palazzo. Come tradizione vuole, ogni supereroe ha bisogno del suo antagonista. E la nostra Vedetta ne ha ben due. Il primo antagonista, come nelle migliori sceneggiature, è nella sua stessa casa: la suocera, amante delle pulizie compulsive, passa le giornate a fare lavatrici e a lamentarsi di chiunque. Anche per questo motivo, il nostro eroe preferisce passare le ore sul ballatoio piuttosto che nel suo soggiorno.
Il secondo nemico, più classico, è il Fuori Legge. Questo, per sua sfortuna, abita nello stesso piano della Vedetta, motivo per cui tutti i suoi tentativi di fuggire al duro braccio della legge e infrangere la quarantena sono finiti in minacce. E parliamo di roba forte: “Se trovo ancora le tue lenzuola sul mio lato del balcone te le butto” e la più spaventosa: “Guarda che non ti porto più il risotto!”. Questo feroce scontro si è consumato sotto gli occhi di noi inquilini, affacciati sul cortile.

Il Fuori Legge ha ben presto rinunciato ai suoi piani criminali, ripiegando su una carriera ben più redditizia, diventando il Capo Villaggio. Ora è quello che organizza i turni per la ginnastica in cortile o sulle scale, le spese e le comunicazioni che riguardano tutto il palazzo. Passa le giornate sul balcone a prendere il sole, finché non arriva il momento di scatenarsi con l’aerobica. In ultimo, il Capo Villaggio si occupa che i rapporti tra condomini siano sempre cordiali e civili, per questo si preoccupa di sanare dispute e difendere i più deboli, con delle urla che si sentono fino alla circonvalla. Il suo più grande rimpianto è che il nostro palazzo non sia musicale: purtroppo nessuno di noi ha mai partecipato attivamente ai flashmob delle ore 12, 15 e 18 (avendo tutti i balconi interni e non sulla strada). Eppure, la musica non manca, perché sempre al terzo piano (quello più attivo), c’è la nostra meravigliosa Paulina Rubio. Alle 11 del mattino, puntuale come la messa, parte con il suo sound latino. Per due ore buone, il condominio si trasforma in una lunghissima lezione di zumba, con karaoke annesso. Reggaeton, bachata e latin pop fino all’ora di pranzo.

Ovviamente, come tutti, anche noi siamo stati investiti dalla master chef mania. Ognuno di noi ha iniziato a cucinare ricette che prima della quarantena nemmeno sapeva come si scrivessero. Qui l’abbiamo gestita iniziando un baratto di beni di differente natura: dal cibo più ricercato ai generi di prima necessità (lievito, mascherine, carte da gioco, coltelli, bicchieri ecc. ecc.). Tra tutti si è distinta la Princi dei Navigli, che ha sfornato dell’ottimo pane di ogni dimensione e cereale, trasformando il palazzo nel più grande focolaio di celiachia di Milano Sud. Sono quasi sicura che il nostro civico abbia raggiunto i picchi produttivi della filiera del pane di Esselunga. La panettiera, però, è la stessa che si lamenta dei rumori molesti alle 22.
Ogni sera.
Ok, è risaputo che il lavoro del panificio è duro e ha orari severi, ma qui si esagera. Anche perché a onor di cronaca, la nostra panificatrice si lamentava anche prima del lockdown. I rumori che la fanno impazzire, nello specifico, sono: l’inquilino di sopra che si alza per andare in bagno o che gioca con la PlayStation e nella foga gli partono delle imprecazioni degne di Mosconi.

E qui mi collego alle altre due creature mitologiche, figlie della quarantena: i Gamer sociali. Non so esattamente come sia successo, magari sono in grado di riconoscersi (anche a distanza) dall’odore; fatto sta che si sono trovati. Galeotto fu il ballatoio e una porta aperta. Durante una pausa sigaretta si sono rivelati nella loro passione: spaccarsi di missioni ai videogiochi. Ora fanno coppia fissa, hanno una gang loro, e si danno appuntamenti via WhatsApp per ritrovarsi online. Una storia più solida di tante altre.

Come tutti, nemmeno io so cosa ci riserverà il futuro post lockdown. So per certo, però, di aver vissuto questa quarantena con delle persone che non mi sono scelta (così come si fa con gli amici e i fidanzati) ma che mi sono capitate e con cui ho condiviso questo mese e mezzo difficile e inaspettato. Eppure, sono proprio loro che hanno saputo rendere questi miei giorni più leggeri e divertenti. Dopo 10 anni nello stesso appartamento, c’è voluta una pandemia per scoprire i nomi delle persone che vivono a pochi metri da me e che – nonostante gli sforzi di questi anni per tenerli distanti – sono state le persone che mi sono state davvero vicine, proprio quando avrei fatto volentieri a meno della distanza.

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