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Ma ordinare food delivery è sicuro?

In questo particolare periodo storico le scelte culinarie disponibili sono fondamentalmente due: cucinare oppure ordinare a domicilio. Fuori discussione, almeno per ora, ristoranti, bar, picnic e ovviamente il pranzo da mamma. Detto ciò, anche se molti di noi stanno scoprendo una passione quasi perversa per le pizze e il pane fatto in casa, pure le consegne a domicilio stanno andando bene. Un po’ perché rappresentano una coccola, una variazione sul tema dell’abitudinarietà della quarantena, un po’ per mangiare meglio o semplicemente qualcosa di diverso, un po’ perché zero sbatti di cucinare.

Ok, ma detto ciò… il delivery è davvero sicuro? A questa domanda ha provato a rispondere un approfondimento de Linkiesta, anche per risolvere i dubbi di chi, fino ad ora, ha evitato di ordinare a domicilio proprio perché imparanoiato da eventuali contatti col fattorino, da come è stato preparato il piatto, dal maneggiare confezioni e incartamenti… e quindi, possiamo stare tranquilli?

“Alla base c’è sempre la fiducia come parametro fondamentale – ha spiegato a Linkiesta Maura Pasini, tecnologa alimentare che da anni si occupa di qualità, sicurezza e sostenibilità dei processi coinvolti nel sistema della filiera alimentare – per fortuna in Italia il livello di attenzione nei confronti della sicurezza alimentare è elevato”. Quando arriva il fattorino, manteniamo le opportune distanze, ma ormai non c’è nemmeno più bisogno di specificarlo: chi consegna a domicilio tende sempre a lasciare il pacco davanti alla porta, principalmente per la propria sicurezza. Quindi, come consiglia Pasini, “Tranquillità. Per replicarsi il virus ha bisogno di un contatto diretto, persona a persona, e in assenza di tale contatto la carica virale non sarà mai troppo elevata. Nell’ingresso di casa elimino già la confezione più esterna, entrata in contatto con superfici potenzialmente sporche e/o contaminate e con le mani del trasportatore, buttandola negli appositi contenitori per la raccolta differenziata, senza farla entrare in cucina. Porto poi i contenitori con il cibo in cucina, li svuoto, possibilmente senza appoggiarli su superfici in cui appoggerò altro cibo (ad es. no sul tagliere dove andrò a preparare della verdura da consumare cruda), impiatto ed elimino anche questi contenitori”.

Per quanto riguarda le pietanze cotte? Possiamo fidarci? “Con la cottura al cuore dell’alimento a 70 gradi in pochi minuti il virus muore, ma se durante il confezionamento/trasporto accidentalmente il prodotto viene ricontaminato, rischio di vanificare qualunque vantaggio che derivi dalla cottura. È vero che, rispetto ad altri rischi alimentari, il Covid 19 una volta depositato sul cibo poi non si replica durante il trasporto”. Come si fa dunque? Un’idea può essere scaldare nuovamente il piatto: “Con qualche minuto a 70 gradi al cuore del prodotto posso ridurre i rischi (dal punto di vista della problematica Covid 19), ma se il prodotto è arrivato alla temperatura idonea e non ho motivi per sospettare eventuali anomalie eviterei, per non ridurne la qualità sensoriale e le proprietà nutrizionali”.

Infine gelati e piatti crudi: “Le linee guida OMS in questo periodo sconsigliano il consumo di alimenti di origine animale crudi: anche se gli studi escludono una possibile trasmissione alimentare del Covid 19, si tratta di una misura cautelativa. Per il gelato direi invece che non ci sono grossi problemi, ha una temperatura molto più bassa”.

Siete più tranquilli adesso?

Articolo scritto da Wendy Migliaccio

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