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L’Ikea di Corsico come il padiglione del Giappone: lunghe code per la riapertura

Abbiamo capito che la voglia di montare in questa quarantena si sia fatta sentire, ma signori, calma!

A far uscire dalle tane del lockdown tanta gente ci ha pensato Ikea, che dopo 10 settimane di fermo ha riaperto i battenti e si è ritrovata sommersa di clienti.

Il 18 maggio, giorno che tutti ricorderemo come la riapertura, lo store di Corsico è stato letteralmente preso d’assalto da oltre 3mila Ikea lovers in astinenza da poltrone Poäng e librerie Billy.

Un’ora prima dell’apertura ufficiale, di fronte al primo punto vendita italiano per fatturato del gruppo svedese, si è creata una fila di persone che sotto al sole già attendeva pazientemente di entrare. Scene da Rock in Rome, con tanto di stewart che distribuivano bottigliette d’acqua. Mancavano solo il bagarino per le famose matite in legno e i due liocorni.

Nei 30mila mq di negozio sono stati osservati alcuni accorgimenti: non si entra più dal parcheggio ma tramite un corridoio esterno che porta ai controlli; ogni tot sono posizionate delle colonnine che rammentano la distanza di sicurezza interpersonale da osservare (1.5 m); si utilizzeranno sottili tessuti monouso per provare letti e divani. Per i più disobbidienti ci saranno i reminder dei 450 dipendenti.

«Gli accorgimenti presi in dieci giorni comprendono anche la chiusura delle aree gioco e del ristorante, mentre è in funzione il bistrot per il take away; fra gli altri interventi importanti, i punti consulenza con più spazio e con monitor rivolti ai clienti oltre agli operatori con visiera», ha commentato Asunta Enrile, Ceo Ikea per l’Italia.

Lo stesso giorno ha riaperto anche Il Centro. Chissà se anche lì ci sono state scene da ottava piaga d’Egitto. Ma questa è un’altra storia d’amore.

Dopotutto, come potevamo rimanere altri 60 giorni senza un nuovo Klippan? Che senso avrebbe avuto la nostra vuota ed ex-quarantenata vita?

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