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Mamme tedesche fanno gli extra in casa e presentano fattura allo Stato

Eins, zwei, drei fatturai. Con abaco dei pargoli in una mano e attrezzi da contabile nell’altra, le mamme tedesche presentano allo stato il conto del lavoro extra che hanno svolto in questa quarantena appena conclusa (o quasi). Questo perché il lockdown è stato un mezzo Inferno di Dante per tutte le madri lavoratrici che tra le mura domestiche si sono dovute sdoppiare e destreggiare in una gincana di compiti: dal cambio del pannolino, alle lezioni di storia, la spesa, passando per la call con il boss, finendo con il proprio lavoro quotidiano e perché no, una seduta di psicologia infantile. Tutto in contemporanea, s’intende.

Così, questa stremata e irritata quota rosa – capeggiata da Karin Hartmann – ha deciso di mettere in atto una sorta di class-action che facesse capire al governo federale tutti gli sbatti in cui si sono barcamenate. Come? Emettendo fattura! Alcune mamme si sono dovute improvvisare colf, psicologhe, cuoche e persino professoresse. Ora, voi ricordate cosa sono le funzioni continue? Ecco.

La richiesta è semplice: ricevere un rimborso per tutte le mansioni extra svolte in casa durante la quarantena, oltre al lavoro abituale che richiede la categoria professionale di cui si fa parte. Sommando il tutto in una semplice ed elementare addizione, si arriva alla cifra tonda di 8mila euro pro capite.

Quello del gruppo, in cui spiccano personalità come Rona Duwe, Sonja Lehnert e Patricia Cammarata, è per lo più un gesto simbolico atto a sensibilizzare sul valore economico del lavoro domestico compiuto dalle mamme. Per dar pan per focaccia al sistema che non si degna di riconoscerlo, è nata persino una vera e propria campagna nazionale di sensibilizzazione diffusa via social con tanto di hashtag #CoronaElternRechnenAb (I conti dei genitori per il coronvirus).

La provocazione per ora ha sollevato solo polemiche. Chissà se le cose in futuro prenderanno una piega diversa, magari a forma di fattura saldata o rimborso spese.

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