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Coronavirus, Milano sommersa dalla crisi economica. Tasca: “Sarà una macelleria sociale”

Bene ma non benissimo. Lo sappiamo tutti che sto maledetto virus sta causando danni su danni, ma forse non tutti si rendono conto di ciò che ci aspetta. Milano, tra i motori più produttivi del Belpaese, sta per sprofondare in una crisi di cui si fatica a vedere la fine. A dipingere questa prospettiva entusiasmante è l’assessore al Bilancio di Milano Roberto Tasca: “Se in Italia le cose vanno bene, a Milano vanno benissimo. Ma se vanno male, da noi vanno anche peggio”.

L’assessore ha poi spiegato chiaramente la situazione dei conti milanesi. “Sapendo di avere un ammanco di 500-550 milioni di euro causato da questi mesi di lockdown, che i soldi del governo promessi sono 200 milioni, cui possiamo aggiungere un avanzo del Comune di 130 milioni, tirate le somme vuol dire che ci sono 220 milioni di disavanzo. Vuol dire che devo tagliare delle spese. E tagliare la spesa corrente di Milano per recuperare questi 220 milioni vuol dire fare macelleria sociale. Politicamente insostenibile”.

Insomma, per fare un riassunto incoraggiante stiamo sprofondando in un mare di merda. Chiaro, no? Qualche dato tanto per capirci: solo sui trasporti il comune di Milano ha perso 294 milioni di euro in biglietti; milioni volatilizzati anche per Brera, il Cenacolo, il Museo della Scienza e della Tecnologia, la Triennale. Alcuni dei nostri fiori all’occhiello. Il mercato immobiliare è crollato del 50 per cento. Non basta? La fiducia dei consumatori, fa sapere l’ufficio studi di Assolombarda, è scesa a marzo precipitando sui livelli più bassi della primavera 2013. Sempre a marzo c’erano altri 121 mila occupati in meno rispetto allo stesso mese del 2019. Dai, c’è anche qualcosa che cresce. Sì, del 13% le ore autorizzate di Cassa integrazione. Ah e il sindaco Sala prevede un raddoppio della disoccupazione cittadina dal 6 al 12 per cento. Wow.

Marco Percoco, docente di Economia del territorio in Bocconi, ha spiegato a La Stampa quali dovrebbero essere i punti dai quali far ripartire Milano. “Non avendo innovazione tecnologica da offrire, ad esempio, o una piazza finanziaria insuperabile, la città per tornare a essere attrattiva deve compensare in qualche modo: o attraverso salari più alti e prezzi delle case più basse o con una qualità della vita ben superiore di quella attuale. Penso ai servizi pubblici, alle periferie e all’area metropolitana. Pensare di far ripartire Milano con gli interventi sulle piste ciclabili e l’aumento di monopattini, è semplicemente follia, serve solo agli abitanti del centro. Mentre ridurre il trasporto pubblico vuol dire far ricadere sulle spalle dei più poveri i costi sociali della riapertura. E questa rischia di essere una bomba ad orologeria per la coesione sociale”.

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