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Dopo il lockdown tutti vogliono giocare a tennis: boom di prenotazioni

Novak Djokovic, fatti da parte. Serena Williams, chi? La fine della quarantena ha acceso nei milanesi un’improvvisa e inaspettata voglia di tennis. Palestre? Na… troppo sudore, troppo vicini, troppi rischi. Piscina? Che sbatti: spogliarsi, disinfettarsi con l’Amuchina, docciarsi, asciugarsi, disinfettarsi di nuovo. Calcetto? Troppo contatto. È per questo che il tennis sta prendendo piede di brutto, alla faccia degli altri sport. Fondamentalmente puoi stare per i cazzi tuoi, fare il tuo gioco salutando il partner da lontano, doccetta a casa e via. Nessun rischio, figata.

“Un fenomeno clamoroso – ha confermato Roberta Guaineri, assessora allo sport del Comune – tanto che la app prenota un campo, che aveva accordi con i club privati, è stata aperta anche a Milano Sport”. I numeri parlano chiaro: la percentuale di riempimento dei campi è del 90%, un dato decisamente migliore rispetto all’anno scorso.

A favorire questo rinnovato entusiasmo nei confronti del tennis non è solo il più basso livello di rischio rispetto agli altri sport. Oggi, grazie allo smart working, si gestisce il tempo in modo diverso, tanto che ad esempio la fascia oraria più gettonata per giocare è la pausa pranzo. Cosa infattibile prima del virus visto che stavamo tutti chiusi in ufficio.

“La prima lezione inizia alle 6 di mattina e non ci si ferma più fino alle 23. E chi vuole prenotare un’ora per il doppio con gli amici si prepari a un mese di attesa“, ha spiegato al Corriere Raffaele Failla, fondatore e maestro del Centrale di Milano. Te capì? Se vuoi allenarti e buttare giù i chiletti presi in quarantena, il tennis può essere la soluzione. Ma meglio sbrigarsi a prenotare…

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