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Cracco e gli altri: Milano sempre più orfana di ristoranti stellati

Vuoi vedere che alla fin fine i ristoranti stellati sono quelli messi peggio in questa situazione? No, ok. Probabilmente no. Però la verità è che sono tanti i locali extra lusso che hanno abbassato le saracinesche a causa del Covid. Del resto i locali stellati, per mantenere il loro status, devono far fronte a spese importanti (materie prime, personale, eventi) e di questi tempi, signora mia, mica è facile.

Partiamo dallo chef più imbruttito di tutti, Carlo Cracco. Il suo Carlo & Camilla in Duomo resta chiuso. “Gli uffici non sono ancora riaperti. Il centro è un disastro, il lavoro non c’è. Salvo per chi ha spazi all’esterno. Il problema non è adesso, ma dopo. Stiamo ancora vivendo una sorta di paralisi ma prima o poi finirà la cassa integrazione e inizierà la crisi vera. Quella che ti costringe a dover avere le spalle larghissime per tenere il colpo”, ha fatto sapere l’ex giudice di MasterChef. E così, dopo la fuga di cervelli ci tocca assistere alla fuga di stellati. Già, perché il buon Carlo intanto ha comprato un’azienda agricola a Santarcangelo in Romagna, terra d’origine della moglie Rosa Fanti. Un agriturismo dove coltivare le materie prime da portare poi nei piatti.

Altro esempio, Attimi, dello chef tedesco Heinz Beck, che vanta tre stelle Michelin per La Pergola a Roma. Il locale, aperto due anni fa al primo piano dello shopping district nella zona di Citylife, non riaprirà. Una zona che sta risentendo molto dello smart working e quindi della minor affluenza dei lavoratori abituali, oltre che dei turisti. “Sappiamo che la modalità smart working andrà avanti almeno fino a gennaio, magari oltre – ha dichiarato Beck – Non ha senso restare aperti. Un addio? No, vogliamo tornare ad essere presenti. Ma in questo momento dobbiamo aspettare di capire che cosa succederà. Cerchiamo una location più adatta per ricominciare, magari più centrale”.

Saracinesche giù anche per Felix Lo Basso, una stella Michelin in piazza Duomo. “Non possiamo tenere aperto e aspettare: al momento è più antieconomico che chiudere”. Lo chef non ha appeso certo il mestolo al chiodo e ha annunciato una nuova apertura in corso Sempione al fianco del calciatore dell’Inter Danilo d’Ambrosio. L’idea, in generale, è quella di chiudere e riaprire in altre zone, magari più convenienti o più fruttuose. Anche Filippo La Mantia – che ricordiamo, non ha stelle – ha tutta l’intenzione di cercare un locale più piccolo, con un affitto più sostenibile, tanto che chiuderà il primo gennaio 2021.

In controtendenza, invece, lo chef più piacione della tv, Alessandro Borghese. Sembrava che anche il suo Lusso della Semplicità fosse lì lì per chiudere. E invece no. “Ho riaperto sabato scorso, alla grande. Però a pranzo resterò aperto solo nel weekend, i pranzi d’affari sono spariti, quelli in famiglia no, anzi. Avrò meno coperti e un servizio più accurato. Tutti dovranno contenere i costi, per esempio con meno personale e più tecnologia, meno sprechi. Se qualcuno con due mesi di chiusura rischia il fallimento mi interrogo su come gestiva il suo locale”. Frecciatina?

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