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Trentenne richiede l’identità digitale all’INPS e scopre di essere morto da 7 mesi

Il fu Mattia Pascal o Mohamed Aly? Abbiamo bisogno di andare a riprendere in biblioteca uno dei capolavori della letteratura italiana per raccontare la tragicomica storia di un trentenne di Vigevano, in provincia di Pavia.

Proprio come nel romanzo di Luigi Pirandello il protagonista è, infatti, morto per la società, ma vivo e vegeto nella realtà.

Gli organi di stampa riportano che Mohamed qualche giorno fa si è recato all’Ufficio INPS di Vigevano per richiedere le credenziali dello SPID (acronimo di Sistema Pubblico di Identità Digitale). Con sommo stupore è venuto fuori che negli archivi dell’Istituto di Previdenza Mohamed Aly risultava morto. Sepolto. Deceduto da sette mesi.

Oltre al danno la beffa. L’uomo ovviamente ha cercato di spiegare allo sportello di non essere affatto un fantasma. Per tutta risposta l’impiegata ha dubitato che volesse appropriarsi di un’identità digitale altrui avvalendosi di documenti rubati.

Prima che la cosa prendesse una brutta piega sono intervenuti altri dipendenti della sede INPS che conoscono personalmente il trentenne e hanno quindi potuto garantirne l’identità (e l’esistenza in vita). La posizione è stata quindi regolarizzata e Mohamed Aly resuscitato dagli archivi INPS.

Molto probabilmente si è trattato di una delle tante sviste burocratiche che succedono ogni giorno in Italia. Un’omonimia o lo scambio di una lettera del nome. D’altronde Mohamed Aly è molto simile a Muhammad Ali, il celebre pugile (al secolo Cassius Clay) già campione dei pesi massimi e deceduto nel 2016.

Proprio come nella boxe questa vicenda ci insegna che quando saliamo sul ring della burocrazia italiana dobbiamo sempre stare in campana. Come si dice a Milano FBL – Fà Ballà L’Oeucc. Prima che gli occhi ce li chiudano d’ufficio!

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