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Classi divise tra alunni “bravi” e “asini”: la scelta di una scuola di Avellino fa discutere

Secchioni vs asinelli. Studiosi contro fancazzisti. Pare essere questo il mood del V Circolo didattico Giovanni Palatucci di Avellino, che ha deciso di dividere le classi in alunni bravi e alunni meno bravi. Un’organizzazione decisamente medievale che però, in tempo di pandemia, è in grado di rispettare le norme anti-Covid. Un po’ meno quelle del buon senso.

Insomma, già nelle classi tradizionali c’è il secchione di turno, spocchioso e arrogante, sempre pronto ad alzare la mano per soffiarti la risposta corretta. Quello che la mamma prende sempre ad esempio per stimolarti (a suo dire) allo studio. Se poi dobbiamo pure umiliare i piccoli studenti sottolineando le palesi differenze di apprendimento e attenzione, siamo davvero alla frutta.

Il segretario provinciale della Cgil ha parlato di discriminazione: “Una scuola pubblica ha un valore assoluto che è quello di essere eterogenea e non omogenea, per questo ritengo del tutto sbagliata l’impostazione della preside di Avellino”. L’Istituto ha invece difeso la sua scelta con un certo orgoglio: “I criteri adottati sono stati condivisi dai genitori che fanno parte del consiglio di istituto. E soprattutto non rappresentano alcuna discriminazione”.

La decisione è stata quindi presa dalla scuola dopo una riunione con il consiglio docenti, nel quale si è deciso di scegliere come criterio per la suddivisione la media scolastica degli alunni della scuola primaria. Una decisione presa per garantire il distanziamento. L’Istituto ha continuato spiegando che si tratta di “soluzioni provvisorie che ci auguriamo abbiano una durata ridotta nel tempo. Abbiamo lavorato tanto per garantire questa soluzione che ci è sembrata la più adeguata per la ripartenza”. E allora non aveva più senso dividere le classi in castani e biondi? O magari in ricchi e barboni, tanto conta il distanziamento, no?

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