3 0

Guida definitiva ai 10 indumenti anni ’90/’00 che ci hanno cambiato la vita

Il 2019 si appresta ad essere l’anno che sancirà il grande ritorno della musica anni ’90. Hanno cominciato le Spice Girls, (ahimè senza Victoria la quale ha abbastanza soldi da risparmiarsi lo sbatti di cantare in playback), e si sono aggiunti i Backstreet Boys.

I ragazzi della strada di dietro, come li chiamerebbe l’Istituto Luce, si apprestano peraltro a tornare a grande richiesta anche nella nostra Milano per una data del tour mondiale DNA. Dal nome dell’omonimo nuovo album in uscita a Gennaio. 

Ecco, ma se la musica è indiscutibilmente tornata, torneranno anche le mode riguardo i vestiti? Ve le ricordate? Mi sono permesso di stilare una lista di tutti quei capi/accessori che non potete aver dimenticato. 

Aprite l’armadio e tenetevi pronti (a urlare). Tutto torna nella vita:

1. La Salopette

Figa quanti ricordi. Mandarmi alle elementari vestito come se dovessi andare al cantiere è sempre stata una delle perversioni più incomprensibili di mia madre. Forse sapeva che non avrei alzato un dito per il resto dei miei giorni e comprarmi salopette era il suo modo per provare a inculcarmi un’etica del lavoro. I più ribelli poi, addirittura osavano tenere una delle due bretelle slacciata, che era il modo migliore per prevedere chi sarebbe stato disoccupato da grande. Una moda per cui si può ritenere responsabile Willy il principe di Bélair. Doveva farti sembrare figo ma, se ti andava bene, finivi al massimo per impigliarti in ogni oggetto sporgente della tua scuola. 

2. Il polsino

Il polsino stando alle statistiche si è confermato per anni uno dei metodi anticoncezionali più infallibili. Ne esistono di due versioni. Per gli amanti dell’eleganza, la versione in cuoio marcio di puro eternit alla Ryan Atwood era sicuramente quella che si faceva preferire. Per gli sportivi c’era invece lo spugnone, anche noto come la terra promessa di qualsiasi batterio mai apparso sulla faccia della terra. Dopo averlo indossato per una settimana prendeva quell’odore di cadavere lasciato al sole a Cinisello che al solo pensiero mi scende la lacrima. Lo trovavi abbellito coi loghi più improbabili: dalle squadre di calcio a viva la figa, dalla foglia di maria a No Fear. 

3. Le Buffalo 

«Rimo da quando gli zarri si son messi le prime Buffalo» cantava quel dolce stil novista di Guè Pequeno, e per essere meritevole di citazione in una sua rima, possiamo subito comprendere la portata di questo oggetto di culto su tutta una generazione. Il loro acquisto è stato oggetto di alcuni litigi familiari tutt’ora irrisolti, e il mondo potrebbe tranquillamente dividersi in mamme che ti lasciavano mettere le Buffalo e mamme che col cazzo. Poi, a pensarci bene, se guardate tutta ‘sta nuova ventata di scarpe ingombranti e costosissime, dalle Balenciaga alle Fila, dalle Yeezy alle Louis Vuitton, non vi sembra di riconoscerle? Tutte queste nuove scarpe non sono altro che delle Buffalo che non ci hanno creduto abbastanza, o che forse non hanno pippato la keta. 

4. Il marsupio 

Prima che arrivasse la Dark Polo, ma probabilmente anche dopo, non c’è cosa che abbia favorito il bullismo più del marsupio. Quell’inutile sacca da cangurotto che provavi ad allacciarti nella maniere più improbabili (menzione speciale per tutti coloro che ricorrevano all’opzione faretra di Robin Hood) nel vano tentativo di allontanare quel netto retrogusto di papà sfigato in gita a Laveno.

5. La collana Tattoo

Le ragazze grandi e piccole degli anni ’90 avevano una particolare predilezione per il collare. Dalle opzioni più ricche e sofisticate in velluto nero – magari anche un ciondolo attaccato -, alla tanto amata collanina tattoo che veniva solitamente regalata con il Cioè, testo sacro di riferimento di quegli anni magici. Mi ricordo che la moda era talmente pressante che moltissime ragazze, non rendendosi conto di come madre natura le avesse adornate col collo di Adriano Pappalardo, insistevano nel rischiare la morte per asfissia pur di rientrare nei canoni di stile di quel tempo. Die Hard.

6. I maschi col cerchietto

Che ignoranza. A cavallo tra la fine degli anni ’90 e il 2000, David Beckham, da sempre esportatore di idee rivoluzionarie come un new Copernico, ebbe la bella pensata di indossare un cerchietto per tenere raccolti i capelli. Così, in men che non si dica, quello che era stato un oggetto di culto solo tra le vecchie zitelle del viterbese è diventato un must tra tutti i calciatori fighetti del mondo, e tra tutti quelli abbastanza ritardati da imitarli. 

7. Gli zainetti mini e il monospalla

Avete presente quando guardate la pochette della vostra fidanzata e vi chiedete cosa cazzo se la porti a fare se tanto non ci entra nulla? Ecco, le ragazze anni ’90 erano solite saltellare per le strade della città accessoriate con questi zainetti delle dimensioni di un pacchetto di fazzoletti Tempo. Marca di culto dell’epoca era Mandarina Duck, che costava ovviamente come un rene e così, le ragazze con la madre meno fessa, optavano come mia sorella per l’equivalente in arrivo dal grande Oriente. La rinomatissima Mandarancia Drink. 

E i maschi? Ve lo ricordate quando vi dicevo che i veri eroi si mettevano il marsupio tipo faretra per le frecce? Ecco, qualche stilista deve averlo notato e ha concepito uno zaino in grado di soddisfare questo perverso desiderio di tiro con l’arco. Chicca: sul davanti porta cellulare che doveva proteggerlo dagli urti ma tu sai bene che era il contrario. È il 3310 che proteggeva te, lo zaino e le 10 persone dietro. 

8. Gli occhiali da sole alla Vasco o il ciclista

Il primo era il classico paio di occhiali da sole O’Neil con le lenti arancioni con cui Vasco ha aizzato manipoli di potenziali molestatori sessuali al grido di la la la fammi godere. Il problema era che ‘sto schifo potevi permettertelo giusto giusto se ti chiamavi Vasco Rossi e suonavi all’Heineken Jammin Festival. 

Come dimenticare poi, quelli che si mettevano gli occhiali da sole con le lenti arcobaleno da ciclista/maratoneta pensando che fosse da veri bomber? Ecco, quelle giusto se corri al Tour. 

9. Triacetato Adidas

La tuta in triacetato dell’Adidas sta nell’olimpo degli anni ’90 assieme a Friends, Beverly Hills con i suoi Brandon Brenda Branda e Brandina e gli orologi della Swatch. Se non ce l’avevi a quei tempi  non eri nessuno. Ne esistevano diversi colori e la combo col colore delle strisce era il tuo modo per definirti nel mondo. Un pò come se camminassi con una pagina della tua Smemoranda segreta appesa al petto. 

10. Le marche Culto: Onyx, Energie, Pickwick, Miss Sixty...

Ogni generazione ha le sue marche di riferimento, e quelle degli anni ’90 erano tra le principali cause di congiuntivite. Niente Supreme e niente Off White. Le marche culto erano quasi tutte contraddistinte da loghi pataccosi di una qualità grafico-stilistica comparabile solo ai loghi di Powerpoint Office2000. La Onyx, ad esempio, era contraddistinta da un logo cartoon raffigurante questa ragazza bimbominkia antelitteram. La Energie invece era un punto di riferimento assoluto per tutti gli zarri imborghesiti, look da venditore di pasticche ma scontrini da impresario di borsa. 

Commenti Facebook


Il Milanese Imbruttito

Una pagina Facebook che nasce dopo un’attenta e imparziale osservazione della città, delle sue abitudini, del suo linguaggio e delle diverse tipologie umano/metropolitane che vivono e lavorano a MILANO.

La chiave e il tono ironico/realista che ne caratterizzano i contenuti, la identificano come riferimento e testimonianza moderna delle dinamiche sociali e dei cambiamenti linguistici all’interno della città.

Il Milanese Imbruttito non è né in orario, né in anticipo, né in ritardo; è già lì!

Vieni a trovarci sui nostri social!